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Basta con la paralisi della viabilità! Basta con le sperimentazioni sulla pelle dei cittadini!

La storia di Castel Sismondo sepolta sotto una colata di cemento armato!

Sottoposto alla attenzione della Corte dei Conti il Lungomare Tintori: fatto e rifatto in pochi mesi!!
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Il ⤽cantiere abbandonato⤝ dell�(TM)ex bar pizzeria del sottopassaggio del Grattacielo e il perdurante degrado dei Giardini della Stazione
   

 26-03.2018

Questa mattina si è discussa, in  Commissione la mia Mozione del 11.8.2016, sul degrado dell’ex bar pizzeria sottopasso pedonale del Grattacielo e dei Giardini della Stazione.

Dopo anni di denunce e interrogazioni del sottoscritto in Consiglio Comunale dal 2007, questo ex bar-ristorante-pizzeria, occupato dagli abusivi, dagli spacciatori di droga, tra sporcizia e rifiuti di ogni genere, era passato il 10.8.2013 dalle mani del gestore privato a quelle del Comune, proprietario dell’area del Giardino della Stazione assieme alle Ferrovie dello Stato.

Nel 2014 veniva respinta la mia mozione consigliare di completo abbattimento, di quello che era un piccolo chiosco in legno negli anni 60, ampliatosi in muratura fino agli attuali 228 mq, con diversi abusi edilizi, per il ripristino di tutta l’area a verde e a Giardino Pubblico, per farla uscire dal degrado.

L’Amministrazione Comunale sceglieva la strada di un Bando Pubblico per la concessione in uso dell’immobile ad un operatore economico privato per la somministrazione di alimenti e bevande e a Caffè Culturale, senza considerare il rischio delle precedenti gestioni fallimentari sul piano economico, che hanno prodotto degrado edilizio, urbano e ambientale e che alla fine hanno reso necessario  la decadenza della licenza di pubblico esercizio per ritirare la concessione e sgomberare l’immobile.

Ci sono volute 4 Bandi Pubblici, i primi tre andati deserti, fino all’aggiudicazione con il quarto Bando Pubblico del 3 Agosto 2016  all’unico soggetto privato partecipante, per un canone annuo di 18.000 euro, a partire dal dodicesimo anno della durata della concessione di 18 anni, in cambio dei lavori di ristrutturazione e riqualificazione del fabbricato.

Secondo gli articoli del Bando Pubblico,  i lavori iniziati il 5 Aprile 2017,  dovevano essere ultimati il 3 Luglio 2017, ma  l’Amministrazione Comunale ha concesso una prima proroga di 90 giorni fino al 2 Ottobre 2017 e successivamente un’ ulteriore proroga di 180 giorni fino al 30 Aprile 2018.

L’Amministrazione non si è avvalsa della facoltà di risoluzione del contratto, ma ha applicato una penale di euro 500 al concessionario che a garanzia dell’ultimazione dei lavori ha prestato una cauzione di 40.000 euro.

Non sappiamo se la scadenza, fra un mese, sarà rispettata, visto che i lavori sono fermi da mesi e che il cantiere si presenta in uno stato di abbandono con una immagine di degrado a ridosso del sottopassaggio del grattacielo, unico raccordo pedonale tra il mare e il centro storico.

Fra l’altro riteniamo inconcepibile che la concessione, oltre al fabbricato, comprenda l’area di mq. 540 del Giardino Pubblico antistante che “ potrà essere occupata con tavoli e sedie“ alla faccia del rispetto del verde e della integrità del Giardino Pubblico.

L’Amministrazione Comunale, invece, dovrebbe riqualificare tutta l’area a verde dei Giardini della Stazione, porta di ingresso della città,  che presenta a turisti e residenti lo stato pietoso e l’abbandono di aiuole, siepi,  alberi.

Dovrebbe eliminare la vasca d’acqua rettangolare, utilizzata come servizio igienico dagli irregolari stanziali o di passaggio, e ripristinare il funzionamento della storica fontana del 1927, ridotta all’asciutto e ricovero di immondizie.

Dovrebbe vietare la sosta prolungata e invasiva degli autobus  di Start Romagna e di linea lungo viale C. Battisti, lato giardini.

Occorre attenzione sull’area “sensibile” dei Giardini della Stazione, per l’immagine della città, per fare rispettare il Regolamento di Polizia Urbana, con l’intervento della Polizia Municipale e delle Forze dell’Ordine contro malavitosi, spacciatori di droga, ladri, ecc.

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No alla esenzione della Tari alle Moschee ! Aumenta la Tariffa rifiuti per colpa di chi non paga !
   

 13.03.2018

 In merito alla modifica del Regolamento della Tassa rifiuti (TARI) presentata dalla Giunta questa mattina in Commissione, con la proposta  di esentare gli edifici in cui viene esercitato pubblicamente il culto come  chiese, moschee, templi e similari ho espresso la mia contrarietà per le seguenti ragioni. ;

Le agevolazioni possono essere concesse alle Chiese che abbiano stipulato intese con lo Stato.

Le Moschee non mi risulta  abbiano stipulato intese con lo Stato: di solito si insediano nelle città, come circoli culturali islamici, di cui non si conoscono ufficialmente i responsabili, a quale associazione od organizzazione islamica fanno riferimento.

Anche per ragioni di trasparenza e sicurezza, per meglio assicurare il rispetto delle nostre leggi, delle regole su cui si fonda la civile convivenza e dei valori che contraddistinguono la nostra civiltà.

Inoltre gli immobili utilizzati come Moschee non sono accatastati come luoghi di culto, come la Moschea di Corso Giovanni XXIII dove l’immobile è con  destinazione catastale ad uso ufficio.

Nonostante la nostra richiesta, comunque, il testo presentato in Commissione è stato votato a favore  dalla maggioranza e contraria la minoranza, anche se l’Ass. Brasini ha preannunciato l’emendamento alla modifica in Consiglio Comunale riservando l’esenzione alle confessioni religiose non cattoliche che abbiano stipulato intese con lo Stato.

Riguardo l’aumento del 2,90% della Tassa Rifiuti (TARI) per il 2018, che comporta un totale costi di gestione 2018 di 42.037.406 euro, in aumento di 1.586.022 euro  rispetto ai costi del 2017 di  40.451.384 euro, rileviamo l’aumento tra i costi del Fondo Svalutazione Crediti da 1.800.000 euro a 2.980.018 e dei Costi di Amministrazione e Recupero Contenzioso (CARC) della TARI da 717.453 a 1.338.658 europer fare fronte all’ insoluto TARI annuo che si prevede di 7 Milioni di euro, derivante principalmente dai gestori disonesti di  attività stagionali ( alberghi, bar, ristoranti, negozi ecc.) che non pagano la tassa e la scaricano sui contribuenti onesti.

Sarebbe ora che il Parlamento legiferasse in materia per evitare questo scandalo che continua a colpire gli utenti in regola, consentendo ai Comuni di chiedere in anticipo le  fidejussioni per il servizio rifiuti come prevenzione o di impedire le attività agli inadempienti.    


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Recuperare l�(TM)ex Convento di San Francesco per l�(TM)ampliamento della Biblioteca Gambalunga e per eliminare le rovine della Seconda Guerra mondiale, di fianco al Tempio Malatestiano
   

13.02.2018

Dopo 70 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale permangono ancora le rovine dell’ex Convento di San Francesco in Via IV  Novembre, distrutto dai bombardamenti, in pieno centro storico, di fianco del Tempio Malatestiano.

La costruzione del Convento di San Francesco  risale al 1257 e qui si insediò dal 1400 la prima Biblioteca pubblica d’Italia, per volontà della famiglia Malatesta, da Carlo a Sigismondo  che la arricchì di moltissimi volumi di tutte le discipline, come testimonia Roberto Valturio che lasciò alla stessa Biblioteca i suoi libri.  

La Biblioteca dei Francescani e Malatesti (1400) è la più antica Biblioteca pubblica d’Italia, a cui seguono l’Ambrosiana di Milano (1609), l’Angelica di Roma (1614) e la Gambalunga di Rimini (1619).

Dell’originario Convento francescano rimane intatta la parte verso il mare, una parte del piano terra e al 1°piano il corridoio centrale e una doppia fila di celle ai lati.

Mentre la parte del Convento di proprietà della Curia è stata ricostruita negli anni ’70, la restante parte di proprietà comunale è rimasta un rudere.  

Nel 2006 era stata approvata una variante urbanistica per il recupero filologico dell’ex Convento con destinazione a Biblioteca dell’Università, ma il progetto è stato definitivamente abbandonato ed ora perseguito nell’ambito della ricostruzione dell’ex Palazzo Lettimi, come mi ha confermato l’Assessore Rossi di Schio rispondendo alla mia interrogazione consigliare di giovedi scorso.

Dinnanzi alla reiterata necessità di nuovi spazi della Biblioteca Gambalunga, ho chiesto di riprendere in mano il progetto di recupero dell’ex Convento di San Francesco con una superficie di mq. 2260 che sarebbe vicino e funzionale all’ampliamento della Biblioteca Gambalunga.

Sarebbe l’opportunità di ridare vita alla prima Biblioteca pubblica d’Italia, voluta dalla famiglia dei Malatesta nel XV Secolo, e di rimuovere finalmente le rovine dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, infestate da colonie di piccioni e di topi che da decenni degradano l’immagine di Via IV Novembre, di fianco al Tempio Malatestiano, capolavoro del Rinascimento.    


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Giorno del Ricordo: L�(TM)Amministrazione Comunale non depone neanche una corona di alloro sulla targa del Giardino Vittime delle Foibe.
   

9.02.2018

Domani 10 Febbraio è il Giorno del Ricordo , (istituito con una Legge del Parlamento italiano il 30 Marzo 2004), data del vergognoso trattato di pace (10.2.47) che impose all’Italia di cedere alla Yugoslavia le terre d’Istria, Fiume, e parte della Dalmazia, dalle quali esodarono 350.000 italiani.
Una pagina tragica della nostra storia nazionale strappata dai libri, una verità nascosta con 60 anni di silenzio, di reticenze, di negazionismo e peggio ancora da un perdurante giustificazionismo, sugli eccidi di circa 12.000 italiani tra l’autunno del 1943 e la primavera del 1947 attuati dai partigiani comunisti del maresciallo Tito per eliminare tutti coloro che si potevano opporre al disegno di annessione di quelle terre italiane alla Yugoslavia.
Migliaia di Italiani, colpevoli solo di essere tali, furono gettati nelle Foibe, naturali inghiottitoi carsici che si trasformarono in profonde fosse comuni.
Purtroppo, nel Giorno del Ricordo, l’Amministrazione Comunale continua a ignorare il Giardino Vittime delle Foibe, l’area verde dell’ex Piazzale Carso, dietro al Grattacielo, la cui intitolazione fu approvata dal Consiglio Comunale il 25.11.2004, con l’ODG presentato dal sottoscritto votato con 27 voti favorevoli, nessun contrario e due astenuti.
Chiedo, per quali ragioni l’Amministrazione Comunale, oltre alla commemorazione ufficiale sul Molo alla “Biblioteca di pietra” , continua a non deporre neanche una corona di alloro sulla targa del Giardino Vittime delle Foibe che non può essere considerato un semplice segnale stradale nella toponomastica.
E’ un dovere della Amministrazione Comunale, senza riserve ideologiche, a nome della Città di Rimini onorare le migliaia di Italiani Martiri delle Foibe.

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I pesanti affitti degli uffici di Via Rosaspina sul Bilancio del Comune !
   

19/12/2017

Ho presentato martedi sera una interrogazione consigliare sull’affitto di 788.548 euro che il Comune paga ad una società privata per l’immobile di via Rosaspina con una superficie di 7000 mq, precisamente :

al civico n.7, quarto piano, ci sono gli uffici del S.U.A.P ( Sportello unico attività produttive) e della Direzione di Pianificazione con un canone annuo di 213.107 euro, lievemente ridotto alla scadenza del 31 ottobre scorso, in base alla legge di Stabilità, rinnovato per altri 6 anni fino al 31 ottobre 2023;

sempre al civico 7, il secondo piano è occupato dagli uffici della Direzione Patrimonio e Lavori Pubblici, con un canone annuo di euro 177.497, in scadenza  30 Novembre 2018;

al civico n.21, i piani 1,2,3,4, sono occupati dagli uffici Direzione Lavori Pubblici, con un canone annuo di 420.319 in scadenza al 31 Gennaio 2018.

Inoltre, Il Comune paga un canone di affitto annuo di 237.500, scaduto il 15.8.2013 e rinnovato fino al 15 Agosto 2019, per l’immobile di Via Rosaspina/Piazzale Bornaccini 1, superficie di mq.1875, occupato  dagli uffici del Centro per l’Impiego della Provincia di Rimini-     

Complessivamente per gli affitti di Via Rosaspina l’Amministrazione Comunale  spende ogni anno la somma ingente di euro   1.026.048 e continua a prorogare i contratti di locazione senza provvedere a soluzioni alternative.

Sono 30 anni che il Comune è affittuario dell’immobile di Via Rosaspina e dal 2000 ad oggi i Sindaci Ravaioli e Gnassi hanno già speso circa 12 milioni di euro.

Oltre agli affitti di Via Rosaspina il Comune, ha in locazione altri immobili sparsi nella città con 16 contratti d’affitto con una ulteriore spesa annua di circa 720.000 euro.

Riassumendo, la spesa annua per affitti  passivi del Comune si avvicina ai  2 milioni di euro.

Ho ricordato l’esempio del “ Colosseo“ acquistato una decina di anni orsono dalla AUSL in sostituzione dell’affitto esoso di 800 milioni di lire l’anno, che l’Amministrazione Comunale avrebbe già dovuto seguire .

Per questo ho chiesto e sollecitato il Sindaco di capitalizzare la spesa di oltre 1.750.000 euro l’anno costruendo un Centro Direzionale degli Uffici Comunali contraendo un mutuo, rimborsabile con rate di ammortamento al posto dei canoni di locazione.

Sarebbe una operazione salutare per il Bilancio del Comune, congeniale in un’area strategica e da riqualificare come quella Stazione.

L’Ass. Brasini ha risposto di essere d’accordo: “ è ragionevole capitalizzare,  il progetto nell’area della Stazione è complesso ma  si è vicini all’accordo di programma”.

Speriamo nei tempi brevi, visti i tanti soldi “buttati” negli affitti di Via Rosaspina e altrove, al di là degli annunci, negli interventi concreti, come è già stato fatto, altro esempio, con il Centro Direzionale Uffici  di Bologna.      
  

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Il canone sui passi carrai �? contro il pubblico interesse e discriminatorio tra i cittadini
   

14/12/2017

A poche ore di presentazione del Bilancio di Previsione 2018 è arrivata questa mattina in Commissione la proposta della Giunta Gnassi di modifica al Regolamento Comunale per l’introduzione del canone sui passi carrabili.

Alle fragili giustificazioni dell’Ass. Brasini, ho replicato subito, sostenendo che il canone sui passi carrai è ingiusto per principio in quanto tassa i cittadini che fanno l’interesse pubblico: quello di avere il minimo di autoveicoli in sosta sulle strade.

Infatti chi lascia l’auto in strada, ingombra, intralcia, inquina ( ricerca del parcheggio, partenze a freddo in inverno, vapori di benzina in estate, vandalismi e furti a parte), penalizza tutti.

Per questo chi ha impiegato risorse proprie o fatto un mutuo  per comperarsi un garage e per togliere l’auto dalla strada, ha sostenuto personalmente dei costi a vantaggio di tutti, non dovrebbe essere perseguitato da questo canone.

Il canone previsto sui passi carrai  è anche discriminatorio, in quanto per la medesima larghezza di un passo carraio prevede addirittura differenti oneri, maggiori  per il Centro Storico ( 25 euro al metro lineare ), decrescenti sotto la Statale (21 euro)  e nel forese ( 17 euro).

Non si comprende in base a quale logica il canone di un passo carraio nel Centro Storico debba essere superiore fino al 50% del canone di un passo carraio in periferia.

Chi realizza o compra un “garage” o “ posto auto” nel Centro Storico, di solito sostiene costi più alti che altrove, non solo, ma rende il Centro Storico, con pochi parcheggi, più accessibile, più frequentabile, più vivibile, più facilmente pulibile per i mezzzi di Hera,  più  attraversabile per gli autobus del trasporto pubblico.

Invece, così si continua a penalizzare coloro che abitano nel Centro Storico, già abbastanza gravati dalla maggiore tassazione degli immobili,  e dalle difficoltà per residenti rispetto ad altri cittadini.    

L’utilità pubblica dei passi carrai, andrebbe premiata, incentivata,  non colpita, mentre l’Amministrazione Comunale  agevola la dismissione dei passi carrai, come  previsto dalla  delibera, consentendo ai 35.000 potenziali soggetti passivi di essere esonerati dal pagamento del canone per le occupazioni effettuate con passi carrabili se rinunceranno al “ cartello” entro il 31 Maggio 2018.

Conclusione : L’ Amministrazione Comunale  si dimostra alla frutta,  non riesce  a trovare  1.400.000  euro senza reinventarsi il canone sui “passi carrai “,  quando su un Bilancio Comunale con una spesa di 180 milioni  basterebbe tagliare tante spese superflue a cominciare dalle feste o risparmiare su tanti interventi malfatti e costosi .  

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La sentenza annunciata del Tar
   

 9/12/2017

La sentenza del Tar Emilia Romagna che accoglie il ricorso per annullare la delibera  del Consiglio Comunale del 26.3.2013 di diniego del Piano Particolareggiato  di iniziativa privata “Via Borghi” a Santa Giustina e l’approvazione del Master Plan Strategico in base al quale è stato bocciato il Piano Particolareggiato conferma anche questa volta   l’avevamo detto in Consiglio,  e scritto nel Comunicato Stampa del 27.3.2013. ( all.to).

Il voto contrario del Sindaco e dei consiglieri di maggioranza ai due Piani Particolareggiati di “Via Borghi” e  “Celle”  era stato motivato politicamente perchè nei due piani attuativi del PRG “non si rilevano sostanziali ed evidenti elementi di coerenza e compatibilità“ con le finalità descritte dal cosidetto Masterplan.

Sottolineavo che “il Masterplan è solo un atto di indirizzo e non uno strumento di pianificazione urbanistica”, come da  L.R- ER 20/2000, tanto meno sovraordinato al PRG-PSC-RUE.

Le valutazioni dei piani particolareggiati mediante la cosiddetta “ matrice di controllo” con gli obiettivi del Masterplan, non avevano fondamento giuridico ma erano giustificate solo con criteri politici.

Lo stesso richiamo nelle Delibere alle Norme Transitorie del PSC, adottate  come “legittime”dalla maggioranza di sinistra in Consiglio Comunale il 29.3.2011 con Gnassi Segretario del PDS  per ragioni elettorali, riguardanti i piani presentati per l’approvazione prima del 1.7.2010, in base alle quali “i due particolareggiati  non sono  considerati in contrasto con il PSC” , venivano allora disattese sempre dalla maggioranza di sinistra con Gnassi Sindaco, con rischio di discriminazione tra  i cittadini,

Sostenevo che l’Amministrazione Comunale invece di dedicarsi a fantasiosi esercizi grafici colorati come il Masterplan che non aveva nessun fondamento giuridico di applicabilità, doveva procedere con l’approvazione definitiva dei Piani adottati PSC-RUE, debitamente rivisti e corretti, come unica strada percorribile per potere giungere all’approvazione dei Piani Particolareggiati del vecchio PRG ad esso “ conformi”, per evitare i probabili contenziosi.

Invece si è perso altro tempo e risorse pubbliche, stipendi pagati a  dirigenti e tecnici per la redazione del Masterplan, un mero atto di indirizzo che non poteva variare assolutamente gli strumenti urbanistici per di più solamente adottati, si sono dovuti aspettare 5 anni dall’adozione  fino al febbraio-marzo 2016 per l’approvazione definitiva degli strumenti urbanistici, senza contrastare nel frattempo la scomparsa del 50 % delle imprese edili, la perdita della metà dei posti di lavoro, e senza agevolare nel frattempo la riqualificazione urbana.


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Dal Parco del Mare, al Parco del Cemento, al Parco del Nulla !
   

 14/11/2017

Come anticipato e sostenuto, da soli, nelle tre conferenze stampa tenute il 21.5.2016, il 17/11/2016, il 20/9/2017, nelle due  Mozioni Consigliari del 10/11/2016  e 22/9/2017 bocciate dalla maggioranza in Consiglio Comunale, con la petizione contro” il Parco del Cemento” sottoscritta già da oltre 500 cittadini, nel banchetto di Fratelli d’Italia tutti i sabato mattina in piazza Tre Martiri, senza aspettare gli ultimi arrivati, i fatti sulla realizzazione del nuovo lungomare ci stanno dando ragione.

Sono da oltre due anni che denunciamo  che il Parco del Mare si basa sulla vendita del Lungomare ai privati e non sull’interesse pubblico della città.

Per questo, non ci sorprendono le dichiarazioni del Presidente della Cooperativa Bagnini di Rimini Sud che annuncia il ritiro degli operatori dagli investimenti, dopo la presentazione delle manifestazioni di interesse.

Le conseguenze sono che il Comune non incasserà la somma prevista ( circa 16 milioni nel primo tratto “Rotonda del Grand Hotel –Piazzale Kennedy” ) derivante dalla vendita ai privati del suolo pubblico del Lungomare ( i diritti di superfice) da 50 a 99 anni.

In verità, le ragioni per le quali molti operatori privati si ritirano sono gli alti costi, noti dal 2015 con la pubblicazione del Bando,  per l’acquisto dei diritti di superficie che equivalgono di fatto ad una vendita del lungomare e non ad un semplice affitto del suolo pubblico che sarebbe naturalmente molto inferiore, ai quali poi devono aggiungere i costi di esecuzione dei loro progetti che sono per lo più bar, ristoranti, negozi.

E’ preoccupante, poi, che l’Amministrazione Comunale dinnanzi al defilarsi nella “negoziazione” delle manifestazioni d’interesse classificate come “strategiche”, cioè pienamente conformi alle Lineee Guida del Parco del Mare, ora retroceda alle  “manifestazioni” d’interesse considerate “adattabili”, cioè parzialmente aderenti alle Linee Guida, solo per “ fare cassa” .

Tutto ciò sta ritardando notevolmente l’iter procedurale del Parco del Mare, che se non sarà ultimato entro il 2019, causerà anche la perdita del finanziamento europeo di 2.850.000 euro.

Riguardo agli annunci sul ruolo dell’ultimo consulente, l’arch. Paesaggista, vogliamo precisare che il suo compito è l’elaborazione del progetto definitivo ed esecutivo delle opere paesaggistico/architettoniche( opere a verde pubblico, piste ciclabili e pedonali, opere di arredo) come chiaramente descritto nel Bando per l’assegnazione dell’incarico e che non prevede nient’altro.

Considerato, al riguardo, che i tempi assegnati all’arch. Paesaggista, previsti nel Bando per la presentazione dei progetti definitivi sono di 6 messi e per i progetti esecutivi di 4 mesi ai quali vanno aggiunti altri 6 mesi per l’affidamento, tramite gara d’appalto, dell’incarico  per  l’esecuzione lavori è fisicamente impossibile che le opere possano essere ultimate entro il 2019.

Quindi, dopo aver avuto ragione con i fatti di quanto sostenuto in questi due anni,   sarebbe auspicabile che il Sindaco si rendesse conto della paralisi totale del procedimento in cui si trova il suo cosiddetto Parco del Mare e sulla irrazionalità di un progetto che con le sue “dune di  cemento armato” non permette la vista della spiaggia e del mare e non consente la riqualificazione fondamentale del lungomare, tanto attesa dalla città.
                                                           

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Moschea di Corso Giovanni XXIII°: chiesto il sopralluogo dei Vigili del Fuoco e della AUSL per la sicurezza e la idoneità del luogo di culto aperto al pubblico
   

 7/11/2017

Come annunciato alla fine di settembre, la necessità del cambio di destinazione d’uso da officina a luogo di culto, subordinato al reperimento degli standard urbanistici( parcheggi), impossibile in zona e impraticabile per l’alto costo della monetizzazione, ha bloccato definitivamente per irregolarità i lavori di insediamento della Moschea in Via San Nicolò con lo spostamento di poche decine di metri da quella esistente in Corso Giovanni XXIII°.

Resta sempre da risolvere il problema della Moschea di Corso Giovanni XXIII° sita dal 2004 in una casetta ad uso ufficio, da trasferire in un’altra zona più idonea della città, come a Ravenna, e in un immobile compatibile per eliminare l’impatto delle centinaia di mussulmani che vi accedono sul Borgo Marina.

Pertanto, ho chiesto con una interrogazione consigliare trasformata in mozione la revisione della valutazione urbanistica del 6.11.2011 dello Sportello Unico per l’Edilizia del Comune di Rimini dell’immobile al n.100 di Corso Giovanni XCXIII° con destinazione d’uso ad uffici ma utilizzato come Moschea, che “non rileva il cambio di destinazione d’uso, trattandosi di utilizzi rientranti nella funzione terziaria”, ma non può non considerare il diverso carico urbanistico e il rispetto delle normative corrispondenti all’utilizzo di un edificio come luogo di culto pubblico.

Così è da verificare nell’utilizzo dell’immobile come Moschea il rispetto del requisito della “ visitabilità” per l’accessibilità al luogo di culto, ai fini del superamento e della eliminazione delle barriere architettoniche, essendo un luogo privato aperto al pubblico, destinato a luogo di culto.

Inoltre, ritengo necessario il sopralluogo dei Vigili del Fuoco nell’immobile di Corso Giovanni XXIII° utilizzato a Moschea per la sicurezza delle centinaia di persone che la frequentano e della AUSL per la idoneità dei locali.

Comunque, dopo gli impegni assunti e svaniti, è auspicabile che il Sindaco Gnassi incontri i rappresentanti del Centro Islamico per sostenere e rendere possibile il trasferimento della Moschea dal Borgo Marina, chiesto da oltre un decennio con ripetute petizioni popolari sottoscritte dai residenti e da migliaia di cittadini, per eliminare l’impatto della moltitudine dei suoi frequentatori, senza parcheggi per cicli, moto, auto, con l’occupazione dei marciapiedi, passi carrai, strade, che può  migliorare l’immagine del Borgo Marina.

Alla luce proprio dell’esperienza nel Borgo Marina, è opportuna l’approvazione di una Variante al Rue per regolamentare l’apertura dei luoghi di culto o Moschee, stabilendo standard urbanistici, indice di affollamento, classificazione acustica, requisito della visitabilità, norme igienico sanitarie, della sicurezza, e indicare le possibili localizzazioni per evitare l’impatto sulla vita dei residenti.



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L�(TM)Amministrazione Comunale Gnassi contro gli alberi nel Giardino Ferrari !
   

 27/10/2017

E’ incredibile, ma ieri sera in Consiglio Comunale la maggioranza di Gnassi, senza dire una parola o esprimere una motivazione ha votato contro la mia mozione con cui chiedevo più alberi nel Giardino Ferrari e precisamente :  

1)    La piantumazione di alberi di alto fusto nel Giardino  lato Piazza Cavour angolo via Tempio Malatestiano per ombreggiare le panchine, inutilizzate,  durante la mattinata nei mesi estivi, perché esposte al sole cocente e per eliminare lo squarcio attuale ;
 
2)    Il potenziamento del verde pubblico in quello che era lo storico Giardino Ferrari, funzionale alla qualità ambientale del Centro Storico e alla valorizzazione della Domus del Chirurgo;

3)    La valutazione della convenienza del rifacimento della pavimentazione, invece dei continui e costosi rattoppi delle lastre di trachite dal 2013 ad oggi, visto il diffuso stato di precarietà a cominciare dal lato di Corso Giovanni XXIII° di fianco alla Domus;  

4)    La sistemazione dignitosa della colonna con il busto di Luigi Ferrari, con la collocazione in una aiuola centrale o all’interno della Domus, in modo da non continuare ad essere un orinatoio per cani, provvedendo al restauro del volto di Luigi Ferrari, con la barba “danneggiata”;

5)    La cura e valorizzazione del Monumento ai Caduti della Grande Guerra 1915-18, considerato che il prossimo anno si celebra il Centenario  della Grande Guerra, e del Monumento in bronzo di Francisco Busignani, caduto in Africa Orientale il 21.7.1939 ( la data manca di un numero), opera dello scultore riminese Elio Morri.   

L’Amministrazione Comunale di Gnassi, per bocca dell’Ass. ai Lavori Pubblici Jamil Sadegholvaad, ha respinto la mia proposta e approva lo snaturamento dello storico Giardino Ferrari con la impermeabilizzazione–pavimentazione del terreno  e la sua trasformazione in una pietraia  assolata.

L’ultima “manutenzione”  del Sindaco Gnassi è stata l’abbattimento di un gigantesco ippocastano che copriva buona parte del Giardino lato Piazza Cavour angolo Via Tempio Malatestiano, di un altro ippocastano più piccolo di fianco all’edicola e di una magnolia dietro l’edicola.

Poi sono state eliminate e pavimentate con lastre di trachite  due aiuole,  una di 90m mq. dove era l’ippocastano,  un’altra di 25 mq.,  mentre una terza aiuola è stata ricoperta da doghe di legno, con la giustificazione risibile “ perché vengono calpestate”.

E’ continuata la riduzione del verde in quello che era lo storico Giardino Ferrari realizzato nel 1913 dall’Arch. Paolito Somazzi, avviata nel 1990   con la pavimentazione in pietra per una superficie di mq. 3200 più del triplo della superficie rimasta a verde, neanche 1.000 mq., con la riduzione del centinaio di alberi, censiti nel 1984, ad una trentina di oggi .  

Ricordo il Regolamento del Verde Pubblico, approvato dal Consiglio Comunale il 27.3.2001, che prevede la salvaguardia del  Giardino storico, impone interventi conservativi di manutenzione e restauro che consentano la conservazione dell’identità del Giardino stesso e vieta esplicitamente il danneggiamento alla vegetazione esistente in particolare con l’impermeabilizzazione, la pavimentazione o altre opere edilizie, dell’area di pertinenza delle piante.

Ma l’Amministrazione Comunale non dovrebbe essere la prima a rispettarlo ?                    

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