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Progetto Tiberio: la Piazza sulle Alghe.
 
 

10/06/2017

Il bacino del Ponte di Tiberio ripresenta alla vista dei passanti, residenti, turisti, l’immagine degradata delle sue acque ricoperte da un esteso e spesso strato  di alghe.

Non è una novità, causa la  permanente stagnazione  delle acque che peggiora con  l’arrivo del caldo.

Considerato i lavori in corso di risagomatura delle due scarpate ai lati dell’invaso del Ponte per realizzare dei terrazzamenti e la  pavimentazione in calcestruzzo architettonico lungo tutto il bordo del bacino per creare la cosiddetta “Piazza sull’Acqua”, che sarebbe più realistico chiamare la “ Piazza sulle Alghe”.

Il Sindaco Gnassi procede, col pensiero più al “palco per gli spettacoli”
che ai vincoli idrogeologici e ambientali, e alla prioritaria e necessaria circolazione delle acque nel bacino del Ponte.
 
Tantomeno ascolta le ragioni del buon senso, che sosteniamo da 20 anni, così il 23 febbraio scorso ha bocciato la Mozione consigliare del sottoscritto che prevedeva la realizzazione dal Deviatore Marecchia fino al Ponte di Tiberio di un canale a deflusso naturale lungo l’alveo storico, oggi Parco Marecchia, con la portata d’acqua necessaria per consentire  il ricambio idrico e l’ossigenazione delle acque del Ponte di Tiberio e del Porto Canale.

Dopo le opere fallimentari delle Giunte passate (diga mobile), continua a spendere milioni in interventi, come la cementificazione della Piazza sull’Acqua che snaturano l’ambiente, che non rispettano la funzione idraulica del luogo di confluenza o immissione delle acque di piena o no del fiume Marecchia.

Non meravigliamoci, allora, se i piloni del Ponte di Tiberio sono sempre immersi in un bacino di acque stagnanti o ricoperte di alghe e le acque del Porto Canale  sempre melmose e maleodoranti, a cui poco possono gli andamenti delle maree.


 
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Progetto Tiberio: Piazza sull'Acqua - Passerelle "galleggianti" e "sospese"- Lavori costosi senza rispetto per l'ambiente e le mura storiche di Rimini.
 
 

07/06/2017

Sono in corso da qualche settimana i lavori al Ponte di Tiberio con la spesa di 900.000 euro riguardanti :

• la risagomatura delle due scarpate ai lati dell’invaso del Ponte per ottenere dei terrazzamenti con scavi e riporti di terra.

•  la realizzazione della Piazza sull’Acqua di fronte al bacino del Ponte che verrà pavimentata con calcestruzzo architettonico con la possibilità al centro della piazza di allestire un palco per spettacoli.

Sono d’accordo per la riqualificazione e fruibilità della zona, ma ciò non può avvenire con un intervento come  la Piazza sull’Acqua che snatura l’ambiente ,  che non rispetta la funzione idraulica di un luogo di confluenza o immissione delle acque di piena o no del fiume Marecchia.

La zona, non a caso,  è sottoposta a numerosi  vincoli e tutele.

Ci sono quelli del PAI ( Piano di Bacino per l’assetto idrogeologico) per cui non sono ammessi interventi edilizi e trasformazioni morfologiche sull’alveo storico del fiume Marecchia, e del  P.T.C.P( Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) che non consentono interventi di impermeabilizzazione oltre alla trasformazioni morfologiche di qualsiasi natura. 

C’è il PSC ( Piano Strutturale Comunale ) che individua l’area esondabile del Bacino del Ponte di Tiberio che costituisce l’ambito naturale per il deflusso delle piene con la funzione di contenimento e laminazione naturale delle stesse.

Ci sono gli studi idraulici del Prof. A. Bizzarri del 1996 e della società  Alpina Acque del 2006, consulenti incaricati dal Comune, che nelle situazioni di piena del Marecchia hanno indicato i massimi incrementi di livello proprio nel Bacino del Ponte di Tiberio dove si è registrato un sovralzo di 2,7 m. sul livello medio mare.

Basta vedere le continue variazioni del livello dell’acqua
del bacino che si verificano in conseguenza delle maree e con le mareggiate.

Ci piacerebbe conoscere il Nulla Osta idraulico
dell’Autorità competente di bacino per i lavori della Piazza sull’Acqua. 

 

 
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Le microaree per i nomadi sono incompatibili nelle zone residenziali. Le raccomandazioni sconcertanti dei "compagni" consiglieri all'ex Assessore Biagini, per tenerle lontane dai loro quartieri.
 
 

02/06/2017

L’Ass. Lisi nella Commissione Consigliare di ieri, dopo 9 mesi dalla prima Delibera Di Giunta non ha “partorito” quanto era atteso sapere sul  progetto nomadi, limitandosi a dire “nel  2017 non devono esistere più campi nomadi”.

Non c’è dubbio che è ora di chiudere il Campo nomadi di Via Islanda per l’illegalità, il degrado igienico-sanitaria, l’insicurezza sociale circostante, complici il fallimento politico e amministrativo delle Amministrazioni Comunali che per decenni hanno sborsato milioni di lire per pagare utenze, volontari, assistenti sociali, manutenzioni (nel 1999 spesi 190  milioni  per il campo di via Islanda  e  444 milioni per il campo di via Portogallo chiuso nel 2000 con l’erogazione di 500 milioni di lire), e in particolare le responsabilità dei cosiddetti nomadi “ stanziali”  riminesi.

Ma è in contraddizione l’Ass. Lisi quando propone le micro aree famigliari, disseminate in diverse parti della città, dove i nomadi continueranno a vivere a modo loro in roulotte o case prefabbricate, alla faccia della integrazione e della convivenza con i residenti circostanti.

Esempio eclatante: come si può  pensare di indicare la micro area per un nucleo famigliare di nomadi che solitamente aumenta di numero in quel  fazzoletto di verde in Via Gallina, una strada senza via d’uscita,  corta, stretta, tra condomini e palazzine  residenziali, negozi, ufficio postale, e a ridosso dei parcheggi dell’Ospedale Infermi.

E’ normale che i residenti siano preoccupati per l’impatto di roulotte, case mobili e relativo diverso modus vivendi e con una petizione sottoscritta da 520 persone subito si oppongano a questo insensato progetto.    

Non solo,  ieri sera l’Ass. Lisi, tra le reticenze  si è lasciata sfuggire che i nomadi pagheranno un canone di locazione per le casette concesse ai nomadi.

E’ la conferma di quanto avevo paventato e anticipato: Il Comune non solo cede i terreni di proprietà comunale in diritto di superficie a titolo gratuito (Val. 100.000 euro), sostiene le spese per le opere di urbanizzazione delle aree (per 7  aree 280.000 euro), ma realizza e paga anche le casette per i nomadi.  (val. 420.000 euro) in cambio di un misero e incerto affitto.

Se poi aggiungiamo le cosiddette spese di parte corrente  ( inizialmente 150.000 euro) per l’accompagnamento, il sostegno alla scolarizzazione, la formazione professionale, l’inserimento lavorativo,  arriviamo   ad un totale di spese del Comune che si avvicina al milione di euro come da noi anticipato due mesi fa.  

Sosteniamo, quindi, che le micro aree famigliari non favoriscono l’integrazione dei nomadi, sono incompatibili nelle zone residenziali,  rappresentano di fatto  il cambio di destinazione d’uso rispetto ai piani urbanistici, e comportano una spesa ingente di risorse pubbliche.

Ribadiamo: basta all’assistenzialismo e ai trattamenti preferenziali verso i nomadi.

Ai nomadi che sfilano in piazza per invocare  “ Dateci una casa, siamo riminesi”, è ora di rispondere dalla Amministrazione  Comunale con una linea politico-amministrativa  educativa alla responsabilità chiedendo il rispetto delle leggi e regole uguali per tutti, come avviene per tutte le famiglie riminesi che hanno il problema della casa.   

Infine, dulcis in fundo,  è  molto preoccupante avere appreso in Consiglio Comunale dall’ex Ass. Biagini delle “ raccomandazioni “esercitate nel precedente mandato da parte di Consiglieri della maggioranza (quelli dell’accoglienza e integrazione)  per non individuare le aree nomadi nel quartiere o frazioni di appartenenza o residenza.

Sono comportamenti gravemente discriminatori (oltre che politicamente   incoerenti) nei confronti dei residenti in altre zone della città.

 
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L'immagine turistica di Viserba penalizzata dalla concentrazione di richiedenti asilo, dei venditori abusivi e dalla vergogna dell'Albergo Aurum
 
 
Rimini 27/05/2017
 
A seguito della risposta scritta dell’Ass. Lisi alla interrogazione del 18.5.2017 rilevo:

I richiedenti asilo nel Comune di Rimini, dal 27 Aprile al 22 Maggio 2017, sono aumentati da 536 a 560  a cui vanno aggiunti i 58 accolti con il Progetto SPRAR per un totale di 618 presenze.

Sono suddivisi fra 9 alberghi, a Viserba, Bellariva, Miramare, 2 strutture di accoglienza di enti gestori, con la novità particolare di una ventina di appartamenti affittati dalle cooperative sociali. 

Ribadisco che la concentrazione nella zona turistica di centinaia di migranti nulla facenti tutto il giorno, negli alberghi, in particolare in quelli fuori mercato, e anche  negli appartamenti, è un business per coloro che lucrano 35 euro dal Ministero dell’Interno per ogni profugo al giorno, a scapito della riqualificazione delle strutture ricettive, del turismo in generale e dell’ospitalità in particolare.   

Come ho sollevato in Consiglio Comunale, tra le località turistiche penalizzate da questo arrivo continuo di richiedenti asilo, per colpa della demagogia sull’immigrazione,  c’è Viserba di Rimini con la conferma di 6 alberghi, tra Via Dati, Via Comacchio, Via Piacenza, Via Curiel, Via Sacramora che ospitano almeno 150 migranti, che è sempre più difficile  contenere e trasferire.

Inoltre,  non si considerano presenti a Viserba, oltre ai richiedenti asilo, gli oltre 100 extra comunitari, i cosiddetti venditori ambulanti o abusivi che alloggiano nell’Albergo Aurum di Via Dati, nell’albergo La Fonte di Via Sacramora, nella Casa di Via De Amicis e nella Casa di Via degli Orti, che si vedono in giro a piedi o in bicicletta, in attesa della campagna estiva.

Permane la vergogna dell’albergo Aurum, un immobile fatiscente di 4 piani nella principale Via Dati, nel pieno centro di Viserba che continua ad essere il rifugio di decine di senegalesi, nonostante l’ordinanza sindacale contingibile ed urgente notificata alla proprietà il 13.1.2017 di procedere allo sgombero entro 20 giorni di tutti gli occupanti per il grave degrado igienico sanitario di tutta la struttura con pericolo per gli occupanti e per la salute .pubblica.

Sono trascorsi 4 mesi, ma non sappiamo per quali ragioni le Istituzioni responsabili non hanno ancora proceduto d’ufficio, come previsto, con l’esecuzione coattiva.

L’Albergo Aurum ha cessato l’attività ricettiva il 31.12.2013, ormai da 4 anni,  è un pericolo pubblico  per lo stato  precario dei balconi sotto cui transitano i turisti, delle finestre senza vetri, dei muri da cui si staccono gli intonaci, per le pessime condizioni igieniche dovute allo sporco diffuso e ai rifiuti ingombranti al suo interno, per come  vi sopravvivono i suoi occupanti.

E’ una immagine degradata che non fa certo bene alla promozione turistica di Viserba e che si dovrebbe subito rimuovere!   

 
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GREEN IS NOT ENOUGH! Invito all'architettura: progetti per le persone dalle persone
 
 
Rimini 25/05/2017 - Un contributo del nostro collaboratore, Architetto Taron Mussoni.
 
Chiunque in qualunque campo negli ultimi anni sta abusando della parola “verde” e del concetto ad esso legato.
E l’architettura non è certo da meno! IL MIO è UN NO! UN NO CATEGORICO! Ma non all’idea o al concetto di verde ma piuttosto nei confronti del suo uso ed abuso.
L’architettura è ed è sempre stata un’idea sostenibile… se fatta e PENSATA in modo CORRETTO!

TUTTO IL RESTO NON LO È ARCHITETTURA! Molto semplice. Non si deve pensare che si sia persa o trascurata la sua importanza nel tempo…piuttosto si è persa e trascurata una tradizione legata ad una professione che negli ultimi 40 anni specialmente in Italia è andata a disgregarsi sotto qualsiasi valore, da quello morale ed economico a quello burocratico. Questa professione, che in Italia ha assunto più sembianze da scribacchino che di altro, non viene affatto presa con la giusta importanza e rispetto che se ne dovrebbe avere: il fatto è che mi stia riferendo ai tecnici stessi! I quali, sia per motivi diretti ma anche per svariate motivazioni indirette, hanno come si suole dire perso la retta vita, lungo la quale la burocrazia, la committenza e la mentalità hanno eretto ostacoli oramai insormontabili.
Siamo nel decennio di slogan come: BIO, ECO, GREEN, SOSTENIBILE, IMPATTO ZERO… come se solo pronunciando queste parole potessimo ottenere la pace dei sensi quando in realtà sotto c’è ben altro e non è certamente così scontato.
 
L’ARCHITETTURA È SOSTENIBILE QUANDO L’ARCHITETTO STESSO LO È!
 
Come dire che una cosa è intelligente se fatta da una persona intelligente. Tautologia scontata e banale come quanto sia scontato e banale chiunque creda basti nascondersi dietro qualche schema ben pensato e un po’ di verde qua e là per vendere il prodotto di tendenza del momento. Dicesi esclusivamente linguaggio pubblicitario! Le persone sono rinfrancate da queste idee e preconcetti e naturalmente alle persone si dà quello di cui hanno bisogno. Infatti diagrammi e rappresentazioni grafiche di spot, ditte e architetti stessi fanno presa proprio su questo. E le persone se ne convincono a tal punto da travisare il vero significato e scopo che c’è dietro ad una architettura intelligente: la vita delle persone.
Non basta dire “verde” per trasformare una catastrofe in un eden. Non basta usare i migliori materiali e le più avanzate tecnologie quando ancora siamo limitati al concetto “vado dal tecnico che mi costa meno!”
L’ARCHITETTURA È SOSTENIBILE SE PENSATA IN MODO SOSTENIBILE. Ma se le persone in primis non capiscono quanto sia importante il luogo in cui passeranno l’80 % della propria vita non si andrà da nessuna parte.
 
L’IDEA È DI DIFFONDERE UN CONCETTO DI ARCHITETTURA SEMPLICE MA EFFICACIE
UN LUOGO PIACEVOLE DOVE VIVERE È UN LUOGO PIACEVO DOVE STARE
 
L’ARCHITETTURA DI CUI IN ITALIA NON SI PARLA MAI O SE SE NE PARLA LO SI FA IN TERMINI IRRISORI E MEDIOCREMENTE STEREOTIPATI NON AIUTA!
NON INSEGNARE A SCUOLA LE ARCHITETTURE DEL NOSTRO VIVERE CONTEMPORANEO È INTOLLERABILE E CREDERE CHE I NOSTRI METODI E LE NOSTRE SCELTE SIANO LE MIGLIORI è ANCOR PIÙ DEPRECABILE!!

BISOGNA COMINCIARE A FARE APRIRE GLI OCCHI ALLE PERSONE, NON è SUFFICIENTE REALIZZARE PER LORO CASE ALTAMENTE PERFORMANTI QUANDO LE PERSONE NON SONO MINIMANETE INTERESSANTE ALLA TEMATICA MA SOLO SE IL LORO TETTO POSSA CADERGLI IN TESTA O MENO.
Il consiglio nazionale ha realizzato questo evento proprio per APRIRE fisicamente ma soprattutto idealmente questo mondo alle persone. Cosa nella quale credo e confido da anni! E il fatto che persino il Consiglio Nazionale si sia dato da fare in questa direzione è da un lato preoccupante e allo stesso tempo stimolante per tutti noi professionisti. E mi auguro sarà un impulso per la nostra categoria a migliorarsi e non esclusivamente sotto il profilo tecnico, economico e burocratico ma specialmente sotto il profilo UMANO e interdisciplinare che accomuna l’architettura alla società e alle persone in un legame inscindibile che quasi nessuno comprende e apprezza.
L’architettura deve trasformarsi in archiCULtura, e noi in Italia ne abbisogniamo più di ogni altro paese al mondo e non possiamo perderci questa prima, e si spera non ultima, occasione di diffondere le nostre idee.

Semplicità, pragmatismo e consapevolezza di come l’architetto sia la figura fondamentale e indispensabile nella rigenerazione urbana e sociale di un paese!


 
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   BATTAGLIE DI RENZIRSS
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