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Il Comune di Rimini adotti il Regolamento d’Igiene per le abitazioni di cui è mancante.
   

 28.02.2020

L’Ordinanza della Regione Emilia Romagna emessa per proteggere i cittadini dal rischio del contagio del “coronavirus, ribadisce tra le misure igieniche:  lavarsi spesso le mani, evitare il contatto ravvicinato tra le persone, coprirsi bocca e naso in caso di starnuti e colpi di tosse.

A seguito dei suddetti provvedimenti, normali ma enfatizzati, ho richiesto, ieri sera in Consiglio Comunale con una interrogazione al Sindaco, l’adozione da parte del Comune di Rimini  del Regolamento di Igiene -Edilizia, di cui è mancante,( l’ultimo risale al 1973), per la salvaguardia dei requisiti igienico-sanitari nelle abitazioni.

Lo avevo già chiesto, in occasione dell’approvazione del Rue nel 2016 e della sua “variante” adottata nell’ottobre scorso, visto che l’ultimo articolo  127, Norme integrative di carattere igienico-sanitario, rimanda ad un vigente Regolamento igienico sanitario che non c’è ancora.

Le uniche prescrizioni normative per le abitazioni sono quelle riconducibili al Decreto Ministeriale del 5.7.1975, che prevedono : l’altezza minima interna di m.2,70, la superficie abitabile per ogni abitante non inferiore a mq.14 per i primi 4 abitanti e mq.10 per ciascuno dei successivi, le stanze da letto con una superficie minima di mq.9 per una persona e di mq.14 per due persone.

Norme, che sappiamo, non rispettate e non sufficienti a contrastare il sovraffollamento delle abitazioni, a salvaguardare la salute e la sicurezza, come avviene nel Borgo Marina o in altre zone della città.

Basta chiedere agli Agenti della Polizia Municipale, ai Carabinieri, alla ASL,  in quali condizioni trovano le abitazioni ispezionate, tutto tranne che igieniche.     

Sempre per ragioni di igiene pubblica, ho chiesto che venga fatto rispettare concretamente, il divieto, previsto dal Regolamento di Polizia Urbana, art.12, di espletare i bisogni fisiologici e sputare sul suolo pubblico.

Aspettiamo che il Comune, senza aspettare decenni,  faccia la sua parte per garantire l’igiene nelle abitazioni e nella città.
         

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L’intitolazione “Piazzetta Sferisterio” non maschera uno scempio storico e urbanistico.
   

 21.2.2020

La Commissione Consigliare, mercoledi scorso, ha espresso parere favorevole all’intitolazione “Piazzetta Sferisterio”, proposta dalla Commissione Consultiva Toponomastica.

Ho proposto all’Assessore Montini di indicare nella targa le  date di costruzione dello Sferisterio (1816) e della sua demolizione (1962) e di ricordare la storia di questo antico impianto sportivo della città.

Lo Sferisterio fu realizzato nel 1816 per il gioco del pallone con il bracciale, con la spesa di 1.418 scudi, grazie principalmente alle donazioni dei  cittadini.

La sua immagine era costituita dalla “grande Mura di ribattuta laterale”, alta 14 metri per tutta la lunghezza dell’arena  di 90 metri.

Il gioco si svolgeva tra due squadre di 4 giocatori ciascuna e consisteva nel rimandare al volo o dopo il primo balzo il pallone di cuoio nel campo avversario, usando il bracciale formato da un manicotto in legno  adattato alla mano e al polso del giocatore.

Lo Sferisterio, nel dopoguerra fu utilizzato anche per gare di tamburello, feste, spettacoli, comizi.

Nel 1961, l’Amministrazione Comunale di sinistra del Sindaco Ceccaroni approvò la demolizione  dell’intera Mura dello Sferisterio, effettuata nel 1962  con la spesa di lire 2.579.252

Contestualmente, deliberò anche l’alienazione a titolo gratuito all’INAM (Istituto Nazionale Assicurazioni Malattie) della superficie di mq.2.068 per la costruzione di Poliambulatorio-Uffici e all’ONPMI (Opera Nazionale Protezione Maternità Infanzia) della superficie di mq.2.294 per un asilo,  superfici facenti parte del terreno  dello Sferisterio.

Anche la Soprintendenza ai Monumenti di Ravenna espresse parere favorevole alla demolizione della Mura  dello Sferisterio, chiedendo di recuperare le lapidi commemorative dei suoi realizzatori, da installare e all’esterno del costruendo fabbricato, cosa mai avvenuta.

Così è stata distrutta una testimonianza storica della città: l’imponente “Mura” dello Sferisterio è stata sostituita dall’invasivo edificio ex Inam ora AUSL, incompatibile con le Mura del Castello e le Mura a ridosso del Ponte di Tiberio, snaturante la stessa fisionomia e prospettiva della Circonvallazione Occidentale.

Non è un caso isolato, dalla demolizione del Kursaal nel 1948 nel cuore della Marina,  alla città storica, sotto i colpi del piccone è finita, sempre nel 1962 e per rimanere in zona, anche la ottocentesca  Villa Duprè con  il suo bel parco circostante, di fianco a Castel Sismondo, per fare posto al grande condominio addirittura sopra le mura medievali.

Oggi dello storico Sferisterio, causa la politica del “piccone” e della “cementificazione”- delle Amministrazioni Comunali,   resta solo un portale d’ingresso “murato ” e coperto di erbacce.

Una targa,  può ricordare  solo lo scempio compiuto, 60 anni fa!    

                                                      

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Teatro Galli : la Sala Prove della Musica ha criticità acustiche !
   

 18.2.2020

Questa mattina, dopo l’esposizione dell’Ass. Brasini, riguardo il riconoscimento di legittimità dei Debiti Fuori Bilancio derivanti dalla ricostruzione del Teatro Galli di  119.534 euro e di 44.6797 euro, ho sollevato il problema delle criticità acustiche della Sala Prove della Musica, segnalate dal Responsabile del Procedimento (RUP), Ing.Totti, nel Certificato di Collaudo.

Infatti, la Sala Prove della Musica “ ha tempi di riverberazione attorno ai 3,5 secondi, rilevati dalle misurazioni eseguite dall’Università di Ferrara,  quando una buona qualità acustica dovrebbe essere non superiore a 1,5-1,6 secondi, quindi con un gap prestazionale dell’ordine di 2 secondi”.

La presenza di effetti riverberanti “rendono del tutto inadatta la Sala Prove della Musica alle attività di una orchestra musicale” o di una cantante lirica.

Lo stato di fatto della Sala Prove della Musica “si configura come un grave vizio costruttivo per una esecuzione non a regola d’arte e in difformità ai dettami contrattuali”.

I fenomeni riverberanti erano stati segnalati dallo stesso R.U.P. nel Giugno 2019 ai Direttori Lavori, ai Collaudatori, al Direttore Lavori Acustica per individuare le possibili soluzioni tecniche.

Il Direttore Lavori Acustica ha risposto di “avere effettuato le misurazioni della qualità acustica Sala Prove della Musica, sviluppando un progetto acustico finalizzato al miglioramento della qualità acustica”.

Poiché non vi è stato concretamente alcun seguito, ho chiesto che l’Amministrazione Comunale solleciti il Direttore Lavori Acustica, i Consulenti, i Progettisti acustici appaltatori del Teatro, ad adottare le soluzioni per rimuovere le criticità, senza rinviare tutto al futuro o a scaricare costi e responsabilità sul Comune.

Rimini ha atteso 75 anni  e speso 31 milioni di euro per la ricostruzione del suo storico Teatro con una acustica eccellente.

Non possiamo avere in consegna il nostro ammirevole Teatro, con la Sala Prove della Musica considerata un bel sottotetto.  

E’ doverosa l’assunzione delle responsabilità con l’individuazione e l’esecuzione delle soluzioni tecniche per raggiungere le “perfomance” necessarie ad una Sala Prove della Musica adeguata allo scopo.

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Incrocio Corso Giovanni XXIII-Via Roma impraticabile e pericoloso per i disabili.
   

 14.2.2020

La “rotatoria” all’incrocio tra Corso Giovanni XXIII°-Via Dei Mille-Via Roma, realizzata nel 2014 in modo  sperimentale e temporaneo  con una spesa di 21.000 euro, in attesa dell’intervento definitivo “a conclusione della sperimentazione”,  si trova da anni in condizioni precarie e pericolose:

•    i marciapiedi in selci agli angoli con la Via Roma  di accesso all’attraversamento pedonale  essendo sconnessi, stretti, tortuosi, sono impraticabili per le “carozzelle” dei disabili, senza rispetto della normativa vigente di abbattimento delle barriere architettoniche;

•    le “catenelle” dei fittoni, all’angolo Via Roma-Corso Giovanni XXIII, sono state addirittura eliminate  per rendere possibile alle carrozzelle l’attraversamento dell’incrocio che avviene in  modo irregolare e pericoloso, senza poter usufruire del previsto passaggio pedonale;   

•    i cordoli in gomma di colore giallo delimitanti l’entrata e uscita della “rotatoria”, riducono gli spazi di manovra degli autoveicoli e soprattutto degli autobus, tant’è che vengono divelti in continuazione;

•    i pali della segnaletica verticale installati sono 22 (!), per l’attraversamento veicolare e pedonale dell’incrocio con relativo “ impatto” sulla stessa sicurezza;

•    gli autoveicoli sull’asse Via Roma-Via Dei Mille nel suddetto incrocio con Corso Giovanni XXIII transitano ad alta velocità.

Ho richiamato, ieri sera in Consiglio Comunale, l’attenzione dell’Amministrazione Comunale, dopo tre precedenti  interrogazioni consigliari del 18.2.2015- 26.10.2017- 17.1.2019, senza alcun risultato , con la richiesta :

1)    di consentire ai disabili con le carrozzelle l’attraversamento  dell’incrocio in sicurezza sul passaggio pedonale, rifacendo i marciapiedi agli angoli di Via Roma-Corso Giovanni XXIII nel rispetto della normativa di abbattimento delle barriere architettoniche;

2)    la riduzione possibile dei 22 pali della segnaletica verticale per    l’attraversamento veicolare e pedonale dell’incrocio;

3)    l’eliminazione nell’incrocio dei cordoli di gomma che hanno ristretto gli spazi di manovra degli autoveicoli in quella che non è una  “rotatoria” ma una semplice coppa rotatoria;

4)    la realizzazione dei “dossi” di rallentamento prima degli attraversamenti pedonali dell’incrocio, sulla Via Roma e Via Dei Mille, per limitare la velocità degli autoveicoli.   

E’ necessario risolvere i problemi evidenziati nel suddetto incrocio considerato che Corso Giovanni XXIII è il principale percorso pedonale centro storico-marina e viceversa e sulla Via Roma transitano 20.000 veicoli al giorno, in aumento.  
L’Ass.Sadegholvaad si è dichiarato d’accordo ed ha promesso di intervenire al più presto.    


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Giorno del Ricordo: l’Amministrazione Comunale continua ad ignorare il Giardino Vittime delle Foibe!
   

 9.2.2020

Lunedi prossimo, 10 Febbraio, si commemora il “Giorno del Ricordo in memoria delle Vittime delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata”, nell’anniversario del vergognoso Trattato di Pace (10.2.1947) che impose all’Italia di cedere alla Yugoslavia le terre d’Istria, Fiume, e parte della Dalmazia, dalle quali “esodarono” 350.000 italiani.

Il Giorno del Ricordo è stato istituito con la Legge votata dal Parlamento il 30.3.2004 e prevede iniziative da parte delle Istituzioni e delle Scuole per fare conoscere dopo 60 anni di silenzio, di negazionismo, di giustificazionismo, questa pagina tragica della nostra storia nazionale.  

La verità nascosta, sugli eccidi di circa 20.000 persone, tra l’autunno del 1943 e la primavera del 1945, colpevoli solo di essere italiani.

Italiani, torturati dai partigiani comunisti del maresciallo Tito e gettati nelle Foibe, che da naturali inghiottitoi carsici si trasformarono in profonde fosse comuni.

L’Amministrazione Comunale commemora il Giorno del Ricordo alla “Biblioteca di Pietra”, sul Molo di Rimini, ma non ha mai deposto una corona d’alloro sulla targa del Giardino Vittime delle Foibe, così intitolato dal Consiglio Comunale il 25.11.2004 con l’approvazione dell’Ordine del Giorno presentato dal sottoscritto.

Chiedo,pertanto, per rispetto delle Vittime, all’Amministrazione Comunale di deporre nel Giorno del Ricordo almeno un fiore su quella targa “Giardino Vittime delle Foibe”, che non può essere considerata una semplice indicazione della toponomastica.

E’ un dovere morale della Amministrazione Comunale, a nome della Città di Rimini, onorare, senza riserve, le migliaia di Italiani Martiri delle Foibe, per troppo tempo dimenticati.                

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Sostenere l’identità del commercio riminese, i negozi e il mercato ambulante.
   

16.01.2020

Perdurano le difficoltà del commercio al dettaglio evidenziate dalla continua chiusura dei negozi nella Provincia di Rimini, i dati della Camera di Commercio della Romagna evidenziano al 31/10/19 una riduzione di attività del -2,2%, rispetto all’anno precedente, proseguendo il trend negativo dei recenti anni passati (-1,9% nel 2018 rispetto al 2017).


Andando ad osservare i dati di iscrizioni (232) e cessazioni (-435), nel commercio al dettaglio, all’interno della nostra Provincia di Rimini, si   conferma un preoccupante saldo negativo di -203 attività, nel 2018 (fonte Camera di Commercio).


Le cause principali della chiusura di tali attività sono: il peso delle tasse, Irpef, Tari, l’indebolimento della rete di vicinato e prossimità, a fronte della concorrenza della grande distribuzione, i mutati stili di consumo con lo sviluppo e-commerce.

Per quanto concerne il Comune di Rimini, si evidenziano inoltre oggettive difficoltà di accesso al Centro Storico, con parcheggi inadeguati e una viabilità precaria.


Le conseguenze sono la desertificazione commerciale nelle vie del Centro Storico e/o la sostituzione etnica di negozi, ristoranti, call center, gestite da extracomunitari, con una offerta commerciale di basso livello, che spesso non rispetta i Regolamenti.


La concentrazione e l’uniformità di queste attività, gestite da extracomunitari, snaturano zone sempre più estese della città, dal Borgo Marina, ai Viali della Marina, dal centro di Viserba, a Miramare, con la perdità di identità, e di qualità dei prodotti e servizi.


In una città a vocazione turistica, questo si riverbera in un progressivo impoverimento dell’offerta e della conseguente possibilità di accogliere l’interesse di più ampi segmenti di visitatori.


La congiuntura all’interno della nostra Provincia ha interessato direttamente anche il commercio al dettaglio ambulante, con un calo del -4% di imprese in tale ambito nel 2018 (fonte Camera di Commercio).


Anche in tal caso, purtroppo, il Comune di Rimini si distingue negativamente, con numerose (30 nel 2020) rinunce di “posteggi” nel mercato settimanale da parte degli ambulanti, in conseguenza della dispersione del mercato, a scapito dell’unità e della riqualificazione.


Ritengo che la Regione abbia il dovere di salvaguardare con provvedimenti legislativi l’identità dei nostri negozi, regolamentare il commercio locale, tutelare la qualità dei prodotti italiani, difendere i posti di lavoro.  


Evidenziamo che all’interno della provincia di Rimini, nel 2019, il tasso di disoccupazione (15 anni e più) si attesta al 7,8%, più alto della media regionale del 5,5%; la disoccupazione giovanile (15-24 anni) raggiunge addirittura il 21,5%, maggiore di quello dell’Emilia Romagna (17,1%) (fonte dati I.Stat).


La promozione della specificità commerciale del nostro territorio richiede provvedimenti concreti a sostegno delle attività commerciali, con interventi mirati alla riduzione della tassazione, la realizzazione di parcheggi e la garanzia di un’adeguata accessibilità.


Ma richiede anche l’attuazione di regolamenti, controlli e sanzioni per quelle attività avviate da extra comunitari che continuano ad operare senza rispettare le regole; ad esempio nel Borgo Marina, dove è presente una concentrazione di tali attività, l’evasione della Tari è sistematica e raggiunge addirittura il 90%, continueremo a opporci a tale forma di concorrenza sleale, le regole devono essere uguali per tutti.


La tutela dell’identità della nostra offerta commerciale si persegue con la riduzione della pressione fiscale, la salvaguardia della qualità e la legalità.   

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Case popolari : prima ai riminesi con anzianità di residenza.
   

 10.1.2020

Il problema sociale della casa è dimostrato dalla graduatoria delle 1.730 domande di alloggi dell’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) e dalla graduatoria di 378 domande degli alloggi a “ Canone calmierato”.

La  ragione dei richiedenti è quella di non essere in grado di pagare canoni di locazione medi che si aggirano tra i 500-600 euro mensili, rispetto ai canoni  medi ERP di 136 euro e a “canone calmierato” di 331 euro.

Da rilevare che in testa alla graduatoria ERP, nelle prime 100 domande, i richiedenti stranieri sono il 40% , mentre nella graduatoria a “ canone calmierato”, nelle le prime 100 domande, i richiedenti stranieri sono il 50%.    

Gli alloggi ERP assegnati negli utimi tre anni sono 154, di cui 39 alloggi, pari al 25%, ai richiedenti stranieri.

Gli alloggi “a canone calmierato” assegnati negli ultimi tre anni sono 45, di cui 18 alloggi, pari al 40%, assegnati ai richiedenti stranieri.

Dinnanzi ai suddetti dati è evidente che i “penalizzati” sono i riminesi che da tempo vivono e lavorano nel nostro Comune, pagano le tasse, contribuiscono allo sviluppo del territorio e anche al patrimonio immobiliare dell’edilizia residenziale pubblica.  

Per questo continuo a chiedere nelle graduatorie il riconoscimento dell’anzianità di residenza  dei richiedenti, tramite l’attribuzione di un punteggio per i giorni di residenza, per salvaguardare i residenti da lungo periodo sul terrritorio comunale.

 

Il riconoscimento dell’anzianità di residenza significa salvaguardare  “un dato culturale “,  il senso di appartenenza alla nostra Comunità, alla nostra città, alla vita vissuta in questo luogo, mentre la permanenza in graduatoria  esprime solo un bisogno temporale, una richiesta.

La Regione Emilia Romagna, invece nel 2015, ha previsto solo la condizione  della “ residenza anagrafica o attività lavorativa nel territorio regionale da almeno 3 anni”  per inoltrare le  domande degli alloggi ERP, senza alcun riconoscimento nelle graduatorie della anzianità di residenza.

D’altra parte va sottolineato che dinnanzi all’emergenza abitativa, la Regione oltre a non tutelare i residenti da lungo periodo rispetto a coloro appena arrivati, non ha neanche destinato risorse per un programma di realizzazione di alloggi pubblici per il presente e il futuro delle nostre Comunità.

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La chiusura assurda del Parcheggio Tiberio !
   

 18.12.2019

Domenica scorsa 15 Dicembre si è tenuto un mercatino natalizio nel Borgo San Giuliano con le bancarelle lungo Viale Tiberio chiuso al traffico veicolare da Via Bissolati fino al Ponte di Tiberio.,

Contestualmente è stato vietato l’accesso degli autoveicoli al Parcheggio Tiberio con una capienza di circa 300 posti auto, rimasto vuoto.

E’ stata una idea assurda vietare l’utilizzo del Parcheggio Tiberio, addirittura durante le festività natalizie con migliaia di autoveicoli alla ricerca di posti per la sosta.

Un provvedimento incompatibile con l’accessibilità al Centro Storico e con la “vita” delle attività economiche che “aspettano” le festività natalizie per “rigenerarsi”.

Consideriamo i 450 posti auto già eliminati per i lavori di riqualificazione attorno a Castel Sismondo e in Piazza Malatesta e che non sono ancora “decollati”  ad opera dei privati il Parcheggio Scarpetti  multipiano di 433 posti auto ( + 146 rispetto ai 287 attuali) e il Parcheggio ex Area Fox multipiano di 350 posti auto ( rispetto ai 70 attuali).

Ho chiesto, ieri sera, con l’interrogazione consigliare al Sindaco,  spiegazioni  sulla “folle” chiusura del Parcheggio Tiberio di domenica scorsa,  da non riproporre per le festività natalizie, in vista della pressione del traffico veicolare proveniente da Rimini Nord e diretto al Centro Storico.

Ha risposto l’Ass. Sadegholvaad  sostenendo che “l’interdizione del parcheggio storico Tiberio è dovuta all’iniziativa  dell’Associazione Borgo San Giuliano per  le  bancarelle in viale Tiberio, che per ragioni di sicurezza ha dovuto individuare un’area di evacuazione in caso di emergenza”.

Anche se spetta all’Amministrazione Comunale l’autorizzazione per l’occupazione del suolo pubblico e la valutazione sull’opportunità degli eventi.

Ribadisco, infatti,  che l’utilizzo del Parcheggio Tiberio non può riguardare   solo gli esercenti dell’Associazione Borgo San Giuliano ma è di interesse generale della città e per tutti coloro che da Rimini Nord accedono al Centro Storico e alle sue attività.

Proprio per sostenere l’accessibilità al Centro Storico e per la sopravvivenza delle sue attività economiche, ho chiesto  all’Amministrazione Comunale le date inizio lavori del Parcheggio Scarpetti e dell’ex Area Fox , senza avere ancora una precisa risposta

Non bastano più i reiterati annunci della A.C., da 7 anni per lo “Scarpetti” e da due anni per l’Area Fox, quando  sono urgenti i nuovi posti auto per recuperare quelli perduti.

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Borgo Marina: il decoro commerciale che non c’è!
   

 3.12.2019

L’Amministrazione Comunale a seguito della mia interrogazione consigliare di giovedi scorso sul “mancato rispetto nel Borgo Martina del Regolamento  Comunale per la riqualificazione commerciale”, ha emesso un comunicato stampa, reticente proprio sulla situazione denunciata.

Il Regolamento approvato nell’aprile 2018 ha recepito le nostre ripetute interrogazioni e richieste avanzate per anni partendo in particolare dall’Osservatorio  del Borgo Marina:  le vetrine dei negozi utilizzate come pareti per l’esposizione delle merci all’interno, gli scatoloni di cartone ripieni di merce all’ingresso e all’esterni dei negozi, la merce appesa alle serrande, i carrelli parcheggiati sui marciapiedi riservati ai pedoni.

L’art. 3 comma 3 del suddetto Regolamento prevede testualmente : “le vetrine devono essere utilizzate esclusivamente per l’esposizione delle merci e per la presentazione dell’impresa e dei suoi prodotti”.   

Ebbene, la suddetta disposizione non è rispettata da diversi negozi “ bengalesi” nel Borgo Marina, dove le vetrine continuano ad essere “ pareti” cariche di merci rivolte all’interno.  

Non sono “vetrine” ma “muri” che impediscono la stessa visibilità interna dei negozi,  riempiti all’inverosimile,  con scatoloni  e merce  sul pavimento, che sembrano più  magazzini o depositi,  a discapito anche della sicurezza.

Ho richiamato l’attenzione del Sindaco sul perpetuarsi  di queste condizioni che sono incompatibili con la riqualificazione dell’offerta commerciale e urbana del Borgo Marina.

Ho detto che è necessario fare rispettare da tutti i negozianti del Borgo Marina il Regolamento con gli opportuni controlli della Polizia Municipale.

Ho chiesto di conoscere i controlli effettuati nel Borgo Marina dalla Polizia Municipale, le sanzioni applicate e i provvedimenti adottati in caso di recidiva.

Purtroppo, è stata disarmante la risposta dell’Ass. Sadegholvaad: ho fatto un sopralluogo e va tutto bene!    

Ha una visione “bengalese” del decoro commerciale?

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Teatro Galli: ho chiesto il recupero di alcune ” dotazioni” storiche.
   

 29.11.2019

Ad un anno dall’inaugurazione del ricostruito Teatro Poletti, nel Consiglio Comunale di ieri sera, con una interrogazione consigliare, ho chiesto  il recupero di alcune “dotazioni storiche” del nostro Teatro.

1)    A che punto si trova il restauro dello storico Sipario del Teatro raffigurante “Cesare al passaggio del Rubicone”, opera (tempera su tela di metri 17,70 x 11,30)  di Francesco Coghetti, visto che erano  stati stanziati 500.000 euro nel Bilancio triennale 2019-2021.

Tra i sipari storici è ”uno dei più pregiati e preziosi“, di alto valore artistico e spettacolare,  ammirato dal pubblico in sala fino all’ultimo istante prima dell’opera.

Fu salvato dalle distruzioni della guerra per merito del custode del Teatro, Aldo Martinini, che lo trasportò precauzionalmente a San Marino, nel dopoguerra, rimase abbandonato per decenni, arrotolato e cosparso di borotalco, nel salone del Palazzo dell’Arengo, infine nei depositi comunali di via della Gazzella.

2)    Dove è “finito” il busto di marmo del  Poletti che all’epoca era collocato sulla porta d’ingresso della platea, opera dello scultore carrarese Pietro Tenerani, molto famoso a Roma come il pittore Coghetti, che  Poletti chiamò entrambi per il suo Teatro riminese;

3)    se non sia opportuno, come già chiesto il  4/7/2000, sostituire lungo gli scaloni monumentali del Teatro le ringhiere formate con corde di acciaio, più adatte alle scalette di un “peschereccio”, ripristinando le balaustre con colonnine in ghisa di cui si dispongono disegni, stampe e campioni presso la Soprintendenza di Ravenna, presenti nel Teatro Ottocentesco, per rispettare i canoni del restauro e il vincolo stabilito dalla Legge 1089/93.

4)    Se non sia “raccomandabile l’acquisto del pianoforte storico utilizzato da Giuseppe Verdi per le prove e la prima assoluta dell’opera, l’Aroldo, presentata il 16 Agosto 1857 per l’inaugurazione del Teatro, di un noto collezionista e commerciante di Misano Adriatico.

Ha risposto l’Ass. alla Cultura, Piscaglia, dicendosi completamente d’accordo su tutto:.

  • “ma, ci sono delle priorità tecniche riguardanti le apparecchiature  della macchina scenica, gli allestimenti delle sale superiori (Ressi, danza, musica), il risparmio energetico con la porta di vetro prevista al posto delle  tende all’ingresso;
  •  il busto del Poletti, attualmente in una cassa, verrà ricollocato a terra nel foyer, dopo l’installazione della porta di vetro;.  
  • per il restauro del sipario è stata individuata una ditta di Bologna ma non è possibile, ora, la spesa di 500.000 euro;
  • il rifacimento delle ringhiere in ghisa lungo gli scaloni costa 350.000/400.000 euro;
  • per l’acquisto del pianoforte, un “gioiello sentimentale”, utilizzato da Verdi occorrono 170.000 euro “.

Auspico, pertanto, anche con il contributo dei riminesi,  la realizzazione più prossima di questi “interventi” per l’arricchimento del nostro Teatro.  


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