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Progetto Tiberio: la Piazza sulle Alghe.
   

10/06/2017

Il bacino del Ponte di Tiberio ripresenta alla vista dei passanti, residenti, turisti, l’immagine degradata delle sue acque ricoperte da un esteso e spesso strato  di alghe.

Non è una novità, causa la  permanente stagnazione  delle acque che peggiora con  l’arrivo del caldo.

Considerato i lavori in corso di risagomatura delle due scarpate ai lati dell’invaso del Ponte per realizzare dei terrazzamenti e la  pavimentazione in calcestruzzo architettonico lungo tutto il bordo del bacino per creare la cosiddetta “Piazza sull’Acqua”, che sarebbe più realistico chiamare la “ Piazza sulle Alghe”.

Il Sindaco Gnassi procede, col pensiero più al “palco per gli spettacoli”
che ai vincoli idrogeologici e ambientali, e alla prioritaria e necessaria circolazione delle acque nel bacino del Ponte.
 
Tantomeno ascolta le ragioni del buon senso, che sosteniamo da 20 anni, così il 23 febbraio scorso ha bocciato la Mozione consigliare del sottoscritto che prevedeva la realizzazione dal Deviatore Marecchia fino al Ponte di Tiberio di un canale a deflusso naturale lungo l’alveo storico, oggi Parco Marecchia, con la portata d’acqua necessaria per consentire  il ricambio idrico e l’ossigenazione delle acque del Ponte di Tiberio e del Porto Canale.

Dopo le opere fallimentari delle Giunte passate (diga mobile), continua a spendere milioni in interventi, come la cementificazione della Piazza sull’Acqua che snaturano l’ambiente, che non rispettano la funzione idraulica del luogo di confluenza o immissione delle acque di piena o no del fiume Marecchia.

Non meravigliamoci, allora, se i piloni del Ponte di Tiberio sono sempre immersi in un bacino di acque stagnanti o ricoperte di alghe e le acque del Porto Canale  sempre melmose e maleodoranti, a cui poco possono gli andamenti delle maree.


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Progetto Tiberio: Piazza sull'Acqua - Passerelle "galleggianti" e "sospese"- Lavori costosi senza rispetto per l'ambiente e le mura storiche di Rimini.
   

07/06/2017

Sono in corso da qualche settimana i lavori al Ponte di Tiberio con la spesa di 900.000 euro riguardanti :

• la risagomatura delle due scarpate ai lati dell’invaso del Ponte per ottenere dei terrazzamenti con scavi e riporti di terra.

•  la realizzazione della Piazza sull’Acqua di fronte al bacino del Ponte che verrà pavimentata con calcestruzzo architettonico con la possibilità al centro della piazza di allestire un palco per spettacoli.

Sono d’accordo per la riqualificazione e fruibilità della zona, ma ciò non può avvenire con un intervento come  la Piazza sull’Acqua che snatura l’ambiente ,  che non rispetta la funzione idraulica di un luogo di confluenza o immissione delle acque di piena o no del fiume Marecchia.

La zona, non a caso,  è sottoposta a numerosi  vincoli e tutele.

Ci sono quelli del PAI ( Piano di Bacino per l’assetto idrogeologico) per cui non sono ammessi interventi edilizi e trasformazioni morfologiche sull’alveo storico del fiume Marecchia, e del  P.T.C.P( Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) che non consentono interventi di impermeabilizzazione oltre alla trasformazioni morfologiche di qualsiasi natura. 

C’è il PSC ( Piano Strutturale Comunale ) che individua l’area esondabile del Bacino del Ponte di Tiberio che costituisce l’ambito naturale per il deflusso delle piene con la funzione di contenimento e laminazione naturale delle stesse.

Ci sono gli studi idraulici del Prof. A. Bizzarri del 1996 e della società  Alpina Acque del 2006, consulenti incaricati dal Comune, che nelle situazioni di piena del Marecchia hanno indicato i massimi incrementi di livello proprio nel Bacino del Ponte di Tiberio dove si è registrato un sovralzo di 2,7 m. sul livello medio mare.

Basta vedere le continue variazioni del livello dell’acqua
del bacino che si verificano in conseguenza delle maree e con le mareggiate.

Ci piacerebbe conoscere il Nulla Osta idraulico
dell’Autorità competente di bacino per i lavori della Piazza sull’Acqua. 

 

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Le microaree per i nomadi sono incompatibili nelle zone residenziali. Le raccomandazioni sconcertanti dei "compagni" consiglieri all'ex Assessore Biagini, per tenerle lontane dai loro quartieri.
   

02/06/2017

L’Ass. Lisi nella Commissione Consigliare di ieri, dopo 9 mesi dalla prima Delibera Di Giunta non ha “partorito” quanto era atteso sapere sul  progetto nomadi, limitandosi a dire “nel  2017 non devono esistere più campi nomadi”.

Non c’è dubbio che è ora di chiudere il Campo nomadi di Via Islanda per l’illegalità, il degrado igienico-sanitaria, l’insicurezza sociale circostante, complici il fallimento politico e amministrativo delle Amministrazioni Comunali che per decenni hanno sborsato milioni di lire per pagare utenze, volontari, assistenti sociali, manutenzioni (nel 1999 spesi 190  milioni  per il campo di via Islanda  e  444 milioni per il campo di via Portogallo chiuso nel 2000 con l’erogazione di 500 milioni di lire), e in particolare le responsabilità dei cosiddetti nomadi “ stanziali”  riminesi.

Ma è in contraddizione l’Ass. Lisi quando propone le micro aree famigliari, disseminate in diverse parti della città, dove i nomadi continueranno a vivere a modo loro in roulotte o case prefabbricate, alla faccia della integrazione e della convivenza con i residenti circostanti.

Esempio eclatante: come si può  pensare di indicare la micro area per un nucleo famigliare di nomadi che solitamente aumenta di numero in quel  fazzoletto di verde in Via Gallina, una strada senza via d’uscita,  corta, stretta, tra condomini e palazzine  residenziali, negozi, ufficio postale, e a ridosso dei parcheggi dell’Ospedale Infermi.

E’ normale che i residenti siano preoccupati per l’impatto di roulotte, case mobili e relativo diverso modus vivendi e con una petizione sottoscritta da 520 persone subito si oppongano a questo insensato progetto.    

Non solo,  ieri sera l’Ass. Lisi, tra le reticenze  si è lasciata sfuggire che i nomadi pagheranno un canone di locazione per le casette concesse ai nomadi.

E’ la conferma di quanto avevo paventato e anticipato: Il Comune non solo cede i terreni di proprietà comunale in diritto di superficie a titolo gratuito (Val. 100.000 euro), sostiene le spese per le opere di urbanizzazione delle aree (per 7  aree 280.000 euro), ma realizza e paga anche le casette per i nomadi.  (val. 420.000 euro) in cambio di un misero e incerto affitto.

Se poi aggiungiamo le cosiddette spese di parte corrente  ( inizialmente 150.000 euro) per l’accompagnamento, il sostegno alla scolarizzazione, la formazione professionale, l’inserimento lavorativo,  arriviamo   ad un totale di spese del Comune che si avvicina al milione di euro come da noi anticipato due mesi fa.  

Sosteniamo, quindi, che le micro aree famigliari non favoriscono l’integrazione dei nomadi, sono incompatibili nelle zone residenziali,  rappresentano di fatto  il cambio di destinazione d’uso rispetto ai piani urbanistici, e comportano una spesa ingente di risorse pubbliche.

Ribadiamo: basta all’assistenzialismo e ai trattamenti preferenziali verso i nomadi.

Ai nomadi che sfilano in piazza per invocare  “ Dateci una casa, siamo riminesi”, è ora di rispondere dalla Amministrazione  Comunale con una linea politico-amministrativa  educativa alla responsabilità chiedendo il rispetto delle leggi e regole uguali per tutti, come avviene per tutte le famiglie riminesi che hanno il problema della casa.   

Infine, dulcis in fundo,  è  molto preoccupante avere appreso in Consiglio Comunale dall’ex Ass. Biagini delle “ raccomandazioni “esercitate nel precedente mandato da parte di Consiglieri della maggioranza (quelli dell’accoglienza e integrazione)  per non individuare le aree nomadi nel quartiere o frazioni di appartenenza o residenza.

Sono comportamenti gravemente discriminatori (oltre che politicamente   incoerenti) nei confronti dei residenti in altre zone della città.

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L'immagine turistica di Viserba penalizzata dalla concentrazione di richiedenti asilo, dei venditori abusivi e dalla vergogna dell'Albergo Aurum
   
Rimini 27/05/2017
 
A seguito della risposta scritta dell’Ass. Lisi alla interrogazione del 18.5.2017 rilevo:

I richiedenti asilo nel Comune di Rimini, dal 27 Aprile al 22 Maggio 2017, sono aumentati da 536 a 560  a cui vanno aggiunti i 58 accolti con il Progetto SPRAR per un totale di 618 presenze.

Sono suddivisi fra 9 alberghi, a Viserba, Bellariva, Miramare, 2 strutture di accoglienza di enti gestori, con la novità particolare di una ventina di appartamenti affittati dalle cooperative sociali. 

Ribadisco che la concentrazione nella zona turistica di centinaia di migranti nulla facenti tutto il giorno, negli alberghi, in particolare in quelli fuori mercato, e anche  negli appartamenti, è un business per coloro che lucrano 35 euro dal Ministero dell’Interno per ogni profugo al giorno, a scapito della riqualificazione delle strutture ricettive, del turismo in generale e dell’ospitalità in particolare.   

Come ho sollevato in Consiglio Comunale, tra le località turistiche penalizzate da questo arrivo continuo di richiedenti asilo, per colpa della demagogia sull’immigrazione,  c’è Viserba di Rimini con la conferma di 6 alberghi, tra Via Dati, Via Comacchio, Via Piacenza, Via Curiel, Via Sacramora che ospitano almeno 150 migranti, che è sempre più difficile  contenere e trasferire.

Inoltre,  non si considerano presenti a Viserba, oltre ai richiedenti asilo, gli oltre 100 extra comunitari, i cosiddetti venditori ambulanti o abusivi che alloggiano nell’Albergo Aurum di Via Dati, nell’albergo La Fonte di Via Sacramora, nella Casa di Via De Amicis e nella Casa di Via degli Orti, che si vedono in giro a piedi o in bicicletta, in attesa della campagna estiva.

Permane la vergogna dell’albergo Aurum, un immobile fatiscente di 4 piani nella principale Via Dati, nel pieno centro di Viserba che continua ad essere il rifugio di decine di senegalesi, nonostante l’ordinanza sindacale contingibile ed urgente notificata alla proprietà il 13.1.2017 di procedere allo sgombero entro 20 giorni di tutti gli occupanti per il grave degrado igienico sanitario di tutta la struttura con pericolo per gli occupanti e per la salute .pubblica.

Sono trascorsi 4 mesi, ma non sappiamo per quali ragioni le Istituzioni responsabili non hanno ancora proceduto d’ufficio, come previsto, con l’esecuzione coattiva.

L’Albergo Aurum ha cessato l’attività ricettiva il 31.12.2013, ormai da 4 anni,  è un pericolo pubblico  per lo stato  precario dei balconi sotto cui transitano i turisti, delle finestre senza vetri, dei muri da cui si staccono gli intonaci, per le pessime condizioni igieniche dovute allo sporco diffuso e ai rifiuti ingombranti al suo interno, per come  vi sopravvivono i suoi occupanti.

E’ una immagine degradata che non fa certo bene alla promozione turistica di Viserba e che si dovrebbe subito rimuovere!   

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GREEN IS NOT ENOUGH! Invito all'architettura: progetti per le persone dalle persone
   
Rimini 25/05/2017 - Un contributo del nostro collaboratore, Architetto Taron Mussoni.
 
Chiunque in qualunque campo negli ultimi anni sta abusando della parola “verde” e del concetto ad esso legato.
E l’architettura non è certo da meno! IL MIO è UN NO! UN NO CATEGORICO! Ma non all’idea o al concetto di verde ma piuttosto nei confronti del suo uso ed abuso.
L’architettura è ed è sempre stata un’idea sostenibile… se fatta e PENSATA in modo CORRETTO!

TUTTO IL RESTO NON LO È ARCHITETTURA! Molto semplice. Non si deve pensare che si sia persa o trascurata la sua importanza nel tempo…piuttosto si è persa e trascurata una tradizione legata ad una professione che negli ultimi 40 anni specialmente in Italia è andata a disgregarsi sotto qualsiasi valore, da quello morale ed economico a quello burocratico. Questa professione, che in Italia ha assunto più sembianze da scribacchino che di altro, non viene affatto presa con la giusta importanza e rispetto che se ne dovrebbe avere: il fatto è che mi stia riferendo ai tecnici stessi! I quali, sia per motivi diretti ma anche per svariate motivazioni indirette, hanno come si suole dire perso la retta vita, lungo la quale la burocrazia, la committenza e la mentalità hanno eretto ostacoli oramai insormontabili.
Siamo nel decennio di slogan come: BIO, ECO, GREEN, SOSTENIBILE, IMPATTO ZERO… come se solo pronunciando queste parole potessimo ottenere la pace dei sensi quando in realtà sotto c’è ben altro e non è certamente così scontato.
 
L’ARCHITETTURA È SOSTENIBILE QUANDO L’ARCHITETTO STESSO LO È!
 
Come dire che una cosa è intelligente se fatta da una persona intelligente. Tautologia scontata e banale come quanto sia scontato e banale chiunque creda basti nascondersi dietro qualche schema ben pensato e un po’ di verde qua e là per vendere il prodotto di tendenza del momento. Dicesi esclusivamente linguaggio pubblicitario! Le persone sono rinfrancate da queste idee e preconcetti e naturalmente alle persone si dà quello di cui hanno bisogno. Infatti diagrammi e rappresentazioni grafiche di spot, ditte e architetti stessi fanno presa proprio su questo. E le persone se ne convincono a tal punto da travisare il vero significato e scopo che c’è dietro ad una architettura intelligente: la vita delle persone.
Non basta dire “verde” per trasformare una catastrofe in un eden. Non basta usare i migliori materiali e le più avanzate tecnologie quando ancora siamo limitati al concetto “vado dal tecnico che mi costa meno!”
L’ARCHITETTURA È SOSTENIBILE SE PENSATA IN MODO SOSTENIBILE. Ma se le persone in primis non capiscono quanto sia importante il luogo in cui passeranno l’80 % della propria vita non si andrà da nessuna parte.
 
L’IDEA È DI DIFFONDERE UN CONCETTO DI ARCHITETTURA SEMPLICE MA EFFICACIE
UN LUOGO PIACEVOLE DOVE VIVERE È UN LUOGO PIACEVO DOVE STARE
 
L’ARCHITETTURA DI CUI IN ITALIA NON SI PARLA MAI O SE SE NE PARLA LO SI FA IN TERMINI IRRISORI E MEDIOCREMENTE STEREOTIPATI NON AIUTA!
NON INSEGNARE A SCUOLA LE ARCHITETTURE DEL NOSTRO VIVERE CONTEMPORANEO È INTOLLERABILE E CREDERE CHE I NOSTRI METODI E LE NOSTRE SCELTE SIANO LE MIGLIORI è ANCOR PIÙ DEPRECABILE!!

BISOGNA COMINCIARE A FARE APRIRE GLI OCCHI ALLE PERSONE, NON è SUFFICIENTE REALIZZARE PER LORO CASE ALTAMENTE PERFORMANTI QUANDO LE PERSONE NON SONO MINIMANETE INTERESSANTE ALLA TEMATICA MA SOLO SE IL LORO TETTO POSSA CADERGLI IN TESTA O MENO.
Il consiglio nazionale ha realizzato questo evento proprio per APRIRE fisicamente ma soprattutto idealmente questo mondo alle persone. Cosa nella quale credo e confido da anni! E il fatto che persino il Consiglio Nazionale si sia dato da fare in questa direzione è da un lato preoccupante e allo stesso tempo stimolante per tutti noi professionisti. E mi auguro sarà un impulso per la nostra categoria a migliorarsi e non esclusivamente sotto il profilo tecnico, economico e burocratico ma specialmente sotto il profilo UMANO e interdisciplinare che accomuna l’architettura alla società e alle persone in un legame inscindibile che quasi nessuno comprende e apprezza.
L’architettura deve trasformarsi in archiCULtura, e noi in Italia ne abbisogniamo più di ogni altro paese al mondo e non possiamo perderci questa prima, e si spera non ultima, occasione di diffondere le nostre idee.

Semplicità, pragmatismo e consapevolezza di come l’architetto sia la figura fondamentale e indispensabile nella rigenerazione urbana e sociale di un paese!


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Il Sindaco Gnassi vota contro il trasferimento della Moschea, mentre la strategia di occupazione islamica del Borgo Marina continua...
   

19/05/2017

E’ stata discussa e bocciata ieri sera in Consiglio Comunale la Mozione del sottoscritto che chiedeva il trasferimento della Moschea dal Borgo Marina in un’altra zona più adatta della città ( vedi Ravenna) e in un edificio più compatibile soprattutto  per eliminare l’impatto derivante dalla moltitudine dei suoi frequentatori sul Borgo Marina, ridotto ad un ghetto afro-asiatico.

Il problema perdura da 13 anni, con l‘insediamento nel 2004 della Moschea in una casetta di Corso Giovanni XXIII,  destinata catastalmente ad uso ufficio ma utilizzata come luogo di culto, in particolare tutti i venerdi della settimana e nel mese del “ramadam”, anche se inadeguata a contenere le centinaia di mussulmani che vi accedono da ogni parte della città e da fuori, senza parcheggi per auto, moto, cicli, con la conseguente occupazione di strade, passi carrai, marciapiedi.

L’Ass. Sadegholvaad ha detto semplicisticamente, che si tratta di un rapporto privato tra il proprietario di quell’immobile che lo ha ceduto in affitto all’Associazione Al Tawhid- per lo svolgimento di una attività culturale.

L’Assessore non vede e non ascolta, ma  fuori della porta d’ingresso di quella casetta  c’è una grande targa dove c’è scritto  Moschea di Rimini - tant’è che gli Agenti della Polizia Municipale per entrare e svolgere un controllo amministrativo, sono stati costretti a togliersi le scarpe!    

Continua a dire che in questo edificio non c’è cambio di destinazione d’uso, quando lo è di fatto “ da ufficio privato ad esercizio pubblico di culto”
.  

Il problema, però, non è solo l’immobile inadeguato destinato a Moschea.

Ma, è soprattutto l’insediamento della Moschea con l’impatto delle centinaia di Mussulmani che vi accedono e la frequentano,  in aggiunta alla  concentrazione di  56 negozi afro asiatici, che insieme hanno creato il “ghetto asiatico” e azzerato l’identità riminese del Borgo Marina.  

Per questo,  1500 riminesi hanno sottoscritto la petizione al Prefetto e al Sindaco,   per chiedere di “ Spostare la Moschea dal Borgo Marina“ , proprio per eliminare almeno il suo impatto pesante,  per ridimensionare l’immagine del “ghetto afro-asiatico” , e per non “scappare” in altre zone di Rimini .

Sul trasferimento della Moschea, ci sono state le promesse, prima, dell’ex Sindaco Ravaioli nel 2005, in occasione della visita ufficiale alla Moschea, e, poi, del Sindaco Gnassi nel settembre 2011 nell’incontro con il rappresentante del Centro Islamico, ribadite il 28 Aprile 2012 in occasione della inaugurazione dei lavori di riqualificazione delle Via Mameli e San Nicolò.

Nonostante siano trascorsi 12 anni, e  il continuo sollecito del sottoscritto all’Amministrazione Comunale  con sei interrogazioni nel precedente mandato del Sindaco Gnassi e la sottoscrizione della petizione popolare, purtroppo non è stato dato alcun seguito alle parole e agli impegni assunti.

Dinnanzi alle nostre richieste inascoltate al Sindaco
di un suo interessamento e autorevole intervento, registriamo, invece, la notizia  sempre più diffusa e preoccupante di  una trattativa in corso o conclusa per l’affitto o l’acquisto di un immobile per ampliare notevolmente  la Moschea nel Borgo Marina, in una casa a schiera di Via dei Mille,  o in una ex officina di Via Mameli angolo Via San Nicolò, sottostante un condominio.

Sembra, che ai responsabili non interessino i problemi di compatibilità della Moschea con i residenti, soprastanti, adiacenti, del quartiere , in cui noi riminesi viviamo da sempre e che non vogliamo si trasformi in una Molenbeek riminese.

La strategia di occupazione  islamica del Borgo Marina continua, mentre  l’Amministrazione del Sindaco Gnassi sta a guardare.  


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Grazie alla Legge Regionale e al programma della Amministrazione Comunale a favore dei nomadi, nel Comune di Rimini, Leggi e Regole non sono uguali per tutti!
   

12/05/2017

Emerge sempre più chiaramente come la nuova Legge regionale 11/2015 che promuove la sperimentazione delle micro aree famigliari per nomadi consenta alla nostra Amministrazione Comunale i trattamenti preferenziali  ai nomadi.

 La Legge regionale “prevede di norma che i costi per la realizzazione, gestione o uso delle microaree siano a carico dei nomadi, fatte salve misure eventualmente da adottare in funzione della capacità economica dei nuclei”.

Grazie a questa evidente contraddizione, e alla complicità della nostra Amministrazione Comunale
per la realizzazione delle sette micro aree famigliari, i terreni di proprietà comunale sono ceduti con il  diritto di superficie a titolo gratuito( val. 100.000 euro), le spese per le opere di urbanizzazione delle aree sono a carico del Comune ( 280.000 euro), le casette  sono pagate dal Comune ( 420.000 euro) in cambio di un minimo e incerto affitto.

A ciò vanno aggiunte le cosiddette spese di parte corrente (deliberate  150.000 euro) per l’accompagnamento, il sostegno alla scolarizzazione, la formazione professionale, l’inserimento lavorativo.

Come paventato, siamo ad un totale di spese di soldi pubblici che  si avvicinano ad 1 milione di euro.

Non solo, per la realizzazione delle micro aree famigliari, vengono concesse le deroghe urbanistiche alle aree destinate a verde, alle previsioni  del Piano territoriale paesaggistico regionale ( PTR), alla pianificazione provinciale (PTCP), a quella comunale ( PSC-RUE), anche se resta immutata la classificazione urbanistica.

Addirittura vengono regolarizzate tutte le micro arre nomadi abusive esistenti con le opere realizzate abusivamente prima della entrata in vigore della legge regionale, il 1 Agosto 2015, acquisite al patrimonio comunale.    

Basta che tali aree rientrino nel Programma nomadi della Amministrazione Comunale e che venga richiesto il permesso di costruire convenzionato a cui viene applicato, pure, l’esenzione del contributo di costruzione.

Viene naturale pensare al diverso trattamento della A.C. verso quei cittadini ( che non sono nomadi) responsabili di opere abusive sul territorio agricolo colpiti invece  dalle ordinanze di demolizione(anche  per un modesto prefabbricato ad uso unica abitazione).

La considerazione conseguente è che grazie alla Legge Regionale 11/2015  e al Programma della Amministrazione Comunale a favore dei nomadi, nel Comune di Rimini, le Leggi e Regole non sono uguali per tutti! 
   

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Parco del Mare: un lungomare ad intermittenza visiva e nelle mani dei finanziamenti privati
   

08/05/2017

Nella seduta della Commissione Consigliare di questa mattina si è discussa, dopo 4 mesi dalla presentazione, la mozione del sottoscritto: “ Il Parco del Mare e le 155 manifestazioni di interesse. Un Lungomare per la città o per i privati ? “

Erano presenti l’Ass. Frisoni e la Dirigente responsabile del procedimento  Ing. Dal Piaz.

Dopo oltre un anno e mezzo dalle presentazioni delle manifestazioni di interesse
( Dicembre 2015), le risposte non sono incoraggianti.

Sappiamo solo che le manifestazioni di interesse sono state classificate in strategiche (50), adattabili (78), non pertinenti (27).

Nel primo stralcio di realizzazione del Parco del Mare, nel tratto Fellini-Kennedy le strategiche sono 9,le adattabili 14, le non pertinenti 6, mentre nel tratto “ Spadazzi” le strategiche sono 5, le adattabili 7,  non pertinente 1
.

E’ stato riferito che si è ufficialmente avviata la fase di confronto e di negoziazione tra l’Amministrazione Comunale e i soggetti privati.

Continua l’esclusivo rapporto a due tra il Comune e gli operatori interessati
, di cui  la maggior parte sono albergatori.

E’ rimasto senza risposta il problema della viabilità con particolare riferimento ai parcheggi pubblici
, nonostante la pedonalizzazione del lungomare e l’aumento delle attività soprastanti con la conseguente paralisi della “marina” , di Viale Vespucci e dei Viali delle Regine.

La novità preoccupante riguarda la fattibilità economica del progetto che necessità per la realizzazione della parte pubblica di 40 milioni di euro, di cui il Comune pretende di incassare dai privati circa 38 milioni di diritti di superficie.

In definitiva, il Parco del Mare dipende quasi esclusivamente dall’investimento economico dei privat
i, che oltre a finanziare l’intervento pubblico, dovranno realizzare le proprie strutture.
Infatti, dopo il contributo dei fondi europei di 2.850.000 euro con il Bando Por Fesr 2016-2019, il Comune non potrà usufruire di ulteriori finanziamenti nel triennio .

Inoltre, gli stessi tempi di realizzazione incalzano, dal momento che l’iter comprendente la negoziazione, l’accordo territoriale, l’accordo di programma, la richiesta di finanziamento dei privati, la progettazione e la realizzazione delle opere, dovrà avvenire entro il 2019, pena la perdita del finanziamento europeo accordato.

Rimangono inascoltate da sempre le criticità di fondo sollevate in merito alla mancanza della vista del mare e della spiaggia e alla difesa del lungomare dalle mareggiate.

In conclusione, se si prosegue con questo progetto, avremo un lungomare ad intermittenza visiva tra una duna e l’altra e dal punto di vista economico totalmente nelle mani dei finanziamenti privati.


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L'Amministrazione Gnassi continua sulla strada dei trattamenti preferenziali ai nomadi e non ascolta le proteste dei cittadini.
   

05/05/2017

Anche nella seduta del Consiglio Comunale di ieri sera da noi chiesta per chiedere “trasparenza della Amministrazione Comunale sul progetto nomadi” non si sono avute dal Sindaco Gnassi e dall’Ass. Lisi le risposte chiare e precise alle nostre domande poste con una mozione e l’ODG.

Il Campo nomadi di Via Islanda, illegale e vergognoso da decenni, va chiuso senza dubbio e senza tacere i responsabili, ma la soluzione non è mettere sottosopra la città scatenando la rivolta dei cittadini preoccupati  per la sicurezza e il degrado delle zone indicate per le micro aree famigliari nomadi, per attuare la sperimentazione promossa dalla  nuova legge regionale 11/2015, dopo il fallimento della precedente legge regionale 47/88 che sosteneva invece la realizzazione dei campi di sosta e di transito per i nomadi.  

Come si può pensare seriamente che l’Amministrazione Comunale possa permanentemente vigilare e controllare le sette aree micro famigliari
e il rispetto delle convenzioni dai nomadi ?.

Dopo i 500 milioni spesi nel  2000 per la chiusura del campo di Via Portogallo, senza aggiungere tutte le spese sostenute fino ad oggi, l’Amministrazione Gnassi continua sulla strada dell’assistenzialismo e del trattamento preferenziale ai nomadi .

I terreni di proprietà comunale sono ceduti con il diritto di superficie a titolo gratuito ( val. 100.000 euro), le spese per le opere di urbanizzazione delle aree sono a carico del Comune ( 280.000 euro), le casette come anticipato da un esponente della maggioranza sono pagate non dall’Acer ma dal Comune (420.000 euro )  in cambio di un misero e incerto affitto, a cui vanno aggiunte le cosiddette spese di parte corrente(150.000 euro) per l’accompagnamento, il sostegno alla scolarizzazione, la formazione professionale, l’inserimento lavorativo, per un totale di spese del Comune che si avvicinano ad 1  milione di euro.  

Non solo, per la realizzazione delle previste sette micro aree famigliari vengono concesse in via straordinaria le deroghe urbanistiche alle aree destinate a verde e vengono regolarizzate tutte le micro aree abusive realizzate prima della entrata in vigore della nuova legge regionale ( 1 Agosto 2015) e acquisite al patrimonio del Comune .

Dinnanzi all’integrazione fallimentare dei “nomadi” residenti da decenni a Rimini, se questi vogliono vivere come “singolo nucleo famigliare” o “nuclei divisi”, invece di pretendere i suddetti privilegi, è ora che l’Amministrazione Comunale  chieda loro, di lavorare per prendersi una casa in affitto, o di acquistare un terreno con una casetta, o di fare richiesta di alloggio popolare come fanno tutte le famiglie riminesi.


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Continua la poca trasparenza sul "business immigrati" a Rimini, un fiume di denaro pubblico di 13 milioni di euro!
   

03/05/2017

A seguito della risposta scritta dell’Ass. e Vice Sindaco Lisi alla mia interrogazione di giovedi scorso sui “profughi negli alberghi del Comune di Rimini e sui controlli taglia business immigrati” , devo constatare la poca trasparenza per non dire la reticenza nel replicare alle domande del sottoscritto Consigliere Comunale.

Si informa che al 27 Aprile  sono presenti nel Comune di Rimini 536 profughi a cui vanno aggiunti i 58 con il l progetto Sprar per un totale di 594 profughi o richiedenti asilo, mentre sono 399 i profughi negli altri 12 Comuni della Provincia ( 22 a Riccione, 72 a Santarcangelo,19 a Coriano,22 a Verucchio,24 a Novafeltria,151 a Cattolica,12 A Montescudo-Montecolombo,4 a Maiolo,8 a Bellaria I.Marina, 36 a Poggio Torriana,4 a Morciano di Romagna,25 a Misano Adriatico)..

Si rende noto, grazie ad una comunicazione della Prefettura all’Assessore, di cinque alberghi utilizzati per accogliere 100 migranti affidati direttamente  dalla Prefettura, di due alberghi utilizzati per accogliere 25 migranti, presi in carico attualmente dagli Enti Gestori quali  la Croce Rossa locale, la Coop. Sociale Eucrante, e di un albergo  in carico alla Cooperativa CAD  ( 68 migranti), per un totale di 193 profughi o richiedenti asilo .  

Continua a rimanere un “ tabu”  dove sono sistemati i restanti 343 profughi, sembra che l’Amministrazione Comunale non sappia quanti sono, quali sono, gli alberghi o strutture ricettive nel Comune di Rimini per accogliere i profughi o richiedenti asilo..

Non c’è stata nessuna risposta alla domanda, se i profughi sono stati o  saranno trasferiti dagli alberghi della fascia turistica
, con l’avvio della stagione balneare, dove verranno trasferiti e se l’Amministrazione Comunale si è attivata con la Prefettura al riguardo.

Si trasferiscono persino i terremotati dagli alberghi della costa marchigiana, ma sulla Riviera di Rimini perdura il silenzio sul problema, nonostante l’appello condiviso della Presidente degli Albergatori di Rimini del 30 Marzo scorso  “ gli alberghi della zona turistica non debbano più essere utilizzati per l’accoglienza dei profughi”  e   che non è questa la funzione delle strutture turistiche..  .  

Riguardo al  cosiddetto “business immigrati”
, con l’accoglienza dei profughi negli alberghi, in particolare in quelli fuori mercato,  grazie ai  35 euro dal Ministero dell’Interno per ogni profugo al giorno, non risulta che l’Amministrazione Comunale abbia svolto controlli sulle condizioni igienico sanitarie e  sulla sicurezza delle strutture ricettive .


 

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