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E’ ora di chiudere la Moschea del Borgo Marina !
 
 

 27/02/2026

Nella seduta consigliare di ieri sera, ho chiesto al Presidente del Consiglio la convocazione, dei Presidenti dei Gruppi Consigliari con la partecipazione del Sindaco, per individuare le zone ammesse dal Rue per i luoghi di culto e le soluzioni compatibili, per la nuova sede della Moschea del Borgo Marina. 

Non è più rinviabile il trasferimento della Moschea, insediata dal 2004 nel Borgo Marina, in una casetta di Corso Giovanni XXIII, di circa 130mq, tra interrato, piano terra e primo piano, destinata catastalmente ad uso ufficio, ma utilizzata come luogo di culto. 

Il suddetto edificio, per le limitate superfici, non può contenere le centinaia di Mussulmani, 400-500 persone quelle dichiarate dai responsabili della Moschea) che vi accedono da ogni parte della città e da fuori, per la preghiera del venerdì e nel mese del Ramadam.

L’impatto di questo insediamento sul quartiere è evidente, pregiudica il rispetto delle regole, i marciapiedi sono interamente occupati a causa della insufficiente capienza dell’immobile, i passi carrai sono inaccessibili ai proprietari perché occupati da veicoli altrui, per effetto della mancanza di parcheggi, sono compromessi la vivibilità e l’immagine riminese del Borgo Marina;

Ho chiesto, inoltre, al Sindaco di accertare, con un sollecito sopralluogo, se l’attuale Moschea di Corso Giovanni XXIII, non sia incompatibile con le Norme Igienico-Sanitarie previste per gli Edifici per il Culto, che stabiliscono norme e spazi ben definiti (per la Sala e spazi collettivi una Altezza minima di 4 mt, una Superficie minima d 100 mq fino a 50 persone, più 2 mq a persona per capienze fino a 100 persone per un totale di 200 mq, e di ulteriori 0,25 mq in più a persona per capienze oltre le 100 persone, il Rapporto di Illuminazione minimo di  1/8, il Rapporto di Aerazione minimo di 1/8).   

La verifica nell’immobile utilizzato a Moschea, preso atto delle centinaia di frequentatori e del sovraffollamento, è fondamentale per salvaguardare la salute e la sicurezza delle persone. 

Il rispetto delle Norme Igienico Sanitarie, approvate dal Consiglio Comunale, con i requisiti di idoneità degli Edifici per il Culto, è inderogabile, il Comune non può consentire o tollerare abusi.  

Il “Patto Trasversale”, deve attivarsi per il trasferimento della Moschea, chiesto dai cittadini residenti da 20 anni, e per poter avviare nel Borgo Marina, oggi ridotto a ghetto afro-asiatico, il processo di riqualificazione necessario.  

 
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Quattro anni, invece di uno, per rifare le rampe del Sottopassaggio del Grattacielo, con la riapertura rinviata al 2027 !
 
 

 03/02/2026

Sono fermi da mesi i lavori di rifacimento delle rampe di accesso lato mare e monte, al Sottopassaggio del Grattacielo.

I lavori iniziati nel Febbraio 2024, dopo due anni, rispetto ai 350 giorni previsti, sono in grave ritardo.

•    Lato mare, dopo le opere funzionali allo scavo, sono ancora da realizzare, le due rampe per l’accesso pedonale in via Monfalcone e via Rodi e per il transito dei disabili e ciclisti;

•    Lato monte, non è neppure iniziata l’unica rampa continua di raccordo con il marciapiede di Piazzale Cesare Battisti.

La risposta alla mia interrogazione consigliare sui lavori “ fermi” è stata poco traspa

rente e incredibile. 

L'’implementazione del cavidotto, predisposto sotto i binari della ferrovia, con i cavi telefonici e la fibra ottica, è stata avviata con un ritardo di 5-6 mesi nell’ottobre 2025, e dovrebbe essere completata a febbraio 2026.

Si tratta di un lavoro  discusso ripetutamente nelle Conferenze dei Servizi, approvato nel progetto esecutivo di  3 anni fa, nel 2023, ma  non  programmato e coordinato per l’esecuzione con la ditta specializzata esterna.

Contestualmente a questa “implementazione”, in corso da 5 mesi, dovevano procedere  le costruzioni delle rampe lato mare e monte del Sottopassaggio, come annunciato, che invece si sono completamente fermate.

Inoltre, secondo l’Amministrazione Comunale, il Governo sarebbe intervenuto sulla ditta specializzata per la sospensione di ”infilaggio” della fibra ottica, durante le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

I lavori delle nuove rampe, riprenderanno a fine Febbraio  con la seconda chiusura totale del Sottopassaggio per almeno un anno, dopo la precedente di 5 mesi dal  2 Dicembre 2024 al 18 Aprile 2025, e  la deviazione allungata del transito pedonale di circa 400 metri, sui marciapiedi  di Via Ravegnani, sotto il Ponte della Ferrovia, via Rodi, stretti, sconnessi e poco illuminati.

Secondo questi annunci della Amministrazione Comunale, la riapertura definitiva del Sottopassaggio del Grattacielo, è rinviata alla Primavera 2027. 


Continueranno i disagi per le migliaia di persone che utilizzano il principale Sottopassaggio della città per i collegamenti tra il Centro Storico e la Marina Centro.

 Alla fine, invece di un anno previsto, saranno stati necessari quattro anni per la realizzazione delle nuove rampe del Sottopassaggio del Grattacielo, con sollievo dei cittadini e turisti ed accessibile finalmente ai disabili. 

 
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Il Comune riqualifica l’ex Oriental Park, ma è incomprensibile la concessione di metà dell’area per ampliare un dehor.
 
 

 05/12/2025

L’’estate scorsa, sono stati realizzati  il restauro e il consolidamento di una porzione di mura dell’ex locale da ballo Oriental Park,  costruito nel 1948 sul Lungomare Augusto Murri angolo via la Strada, per mantenere la memoria di una costruzione rappresentativa della vita turistica e balneare degli anni ‘50 e ’60.

I lavori sottoposti all’autorizzazione paesaggistica della Soprintendenza, hanno riguardato il restauro e il consolidamento  parziale del muro fronte mare in stile “moresco”, la demolizione   della muratura lungo via La Strada, la sistemazione dell’area interna mediante aiuole e le  pavimentazioni con materiali drenanti. 

Alla scadenza del maggio scorso 2025, non è stata realizzata l’illuminazione statica e dinamica dell’area interna ed esterna dell’ex Oriental Park, il cui progetto è stato aggiornato per essere attuato in tre mesi, entro la prossima estate. 

I costi sostenuti per le opere in muratura di recupero dell’ex Oriental Park sono stati di 167.000 euro, mentre  per l’illuminazione statica e dinamica, i costi previsti sono di 135.000euro, per un totale della spesa di 302.000 euro. 

Premesso che l’area ex Oriental Park di 670 mq riqualificata è di proprietà comunale, ritengo incomprensibile la concessione permanente tutto l’anno di 322mq, rilasciata al locale adiacente denominato Bounty, che l’ha ricoperta con le pedane rialzate e un albero del veliero, per ampliare il proprio dehor

La suddetta concessione è inopportuna, come ho dichiarato nella interrogazione consigliare di ieri sera, perché dimezza la superficie dell’area dell’Oriental Park appena riqualificata con la spesa pubblica del Comune e poco coerente con la delibera della Giunta Comunale per recuperare la memoria e l’identità di un luogo simbolo storico del turismo riminese.


 
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Riqualifichiamo e valorizziamo lo storico Giardino Ferrari.
 
 

 28.11.2025

In occasione della approvata manutenzione straordinaria della copertura della Domus del Chirurgo, inaugurata nel 2007, per eliminare le infiltrazioni di acqua piovana dalle vasche del giardino pensile, ho chiesto, con l’interrogazione consigliare di ieri sera, di riqualificare e valorizzare lo storico Giardino Ferrari.

I“Giardini Ferrari”, precisamente, sono l’unico giardino pubblico del Centro Storico di Rimini, frequentato dai cittadini e turisti e in particolare dai bambini che dispongono di un’area giochi. 
I Giardini furono intitolati nel 1895 al deputato della Provincia Luigi Ferrari vittima di un attentato politico, e disegnati nel 1909 da Paolito Somazzi, progettista dell’antistante Cassa di Risparmio.

Dal 1990 ad oggi, i Giardini Ferrari, hanno subito continui “rimaneggiamenti” e “perdite di identità “, a cominciare dalla loro  denominazione trasformata in “Piazza Ferrari”. 

In particolare, il verde del giardino è stato notevolmente ridotto con:

1) l’eliminazione, lato piazza Cavour, di aiuole grandi ( una di 90 mq, cementata con lastre di trachite,  l’altra di 200 mq ricoperta da doghe di legno )   e piccole ;

2)  la diminuzione degli alberi, da un centinaio censiti nel 1984, ad una trentina;  

3) la realizzazione, nel 1990, della pavimentazione in pietra con una superficie di 3.200 mq, più del triplo della superficie rimasta verde di neppure 1.000 mq.

L’aumento del verde pubblico nel giardino, è  importante per la salute, il benessere delle persone e la qualità ambientale del Centro Storico

Pertanto, occorre la piantumazione di alberi di alto fusto nel giardino, lato Piazza Cavour, dov’era un gigantesco ippocastano, per ombreggiare le panchine che restano inutilizzate durante la mattina  dei mesi estivi, dalle persone che cercano il riparo dal sole e dal caldo.

Inoltre, visto le rotture diffuse della pavimentazione in pietra della piazza e i rattoppi degradanti di fianco alla Domus sul Corso Giovanni XXIII, è necessaria la sua sostituzione con materiali per rendere le superfici permeabili e compatibili con un giardino.

Auspico che l’ Amministrazione Comunale attui questi interventi, in coerenza con il Regolamento comunale  del Verde Pubblico, e il Piano del Verde approvati dal Consiglio Comunale. 

Per  rispetto della storia patria del  giardino,  è opportuna altresì una   sistemazione più dignitosa della colonna con il busto di Luigi Ferrari in un’aiuola centrale, il restauro del Monumento ai Caduti della Grande Guerra 1915-18 e del Monumento del S.Ten. Francisco Busignani, Medaglia d’Oro al Valor militare,   opera dello scultore riminese Elio Morri. 


 
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Le responsabilità delle Amministrazioni Comunali per la mancata riscoperta e valorizzazione dell’Anfiteatro Romano.
 
 

 07/11/2025

I sondaggi archeologici nell’area dell’Anfiteatro romano, occupata dal Ceis, secondo il documento degli esperti incaricati dalla Soprintendenza, sono estremamente difficili, condizionati dalla presenza in superficie delle costruzioni, dai sottoservizi e dallo svolgimento dell’attività didattica.

Per il momento, quello che vediamo e sappiamo sull’Anfiteatro Romano, lo dobbiamo alla scoperta, con i sondaggi compiuti nel 1843-44, ad opera dello storico riminese Luigi Tonini e alla campagna di scavi svolta dal 1926 al 1939, sotto la direzione del Soprintendente alle Antichità Salvatore Aurigemma.

Le Amministrazioni Comunali, in questi 80 anni del dopoguerra hanno le loro responsabilità.

Nel 1946 hanno consentito, sull’area archeologica tutelata dell’Anfiteatro romano, la costruzione delle 13 capanne “temporanee” del Ceis e nei decenni anni successivi gli edifici in muratura di tre piani. 

Successivamente, non sono stati rispettati gli impegni scritti dei Sindaci (Clari e Ceccaroni), né adempiute le continue richieste delle Soprintendenze di trasferire il Ceis in un’area idonea. 

Sono rimaste sulla “carta” le previsioni degli strumenti urbanistici,  PRG, PSC-Rue, Piano Strategico, approvati dalle stesse Amministrazioni, che stabiliscono per l’Anfiteatro Romano “il completamento degli scavi e la valorizzazione dei resti archeologici di epoca romana, attraverso la demolizione degli edifici sovrastanti e la delocalizzazione delle relative funzioni di interesse pubblico”.

E’ dal 2000, che presento Mozioni consigliari per l’individuazione di  un’area adeguata per consentire il trasferimento del Ceis, salvaguardando la sua attività e poter procedere con la demolizione delle costruzioni, incompatibili con il vincolo monumentale del 1914 sull’area dell’Anfiteatro Romano. 

Le struttutre del Ceis, sovrastano per due terzi l’Anfiteatro Romano, impediscono la valorizzazione e la fruizione pubblica, a Riminesi e turisti, di questo Bene Culturale patrimonio della storia della nostra città.

L’Anfiteatro Romano sepolto e l’Asilo svizzero, sono inconciliabili: il Ceis può trasferirsi in un’area più adeguata dell’attuale, con la ricostruzione   eco-compatibile del villaggio, per continuare l’attività educativa; solo così potrà essere avviata la campagna di scavi per riportare alla luce la dimensione e la struttura originaria del nostro Anfiteatro Romano, con i suoi 2000 anni di storia.

Dopo 80 di preclusioni ideologiche e di negazionismo, è ora di riportare alla luce e valorizzare l’Anfiteatro Romano. 


 
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