Borgo Marina “zona franca” per i negozi afro-asiatici che continuano tranquillamente a non pagare la Tari!

 31.05.2018

E’ arrivata la prima scadenza del pagamento della Tassa Rifiuti (TARI).

Una spesa  a carico dei 75.000 contribuenti riminesi che ammonta a  42.037.406 euro,  maggiorata per il 2018 del 2,90% per l’aumento dei costi di gestione  di 1.586.022 euro rispetto a 40.451.384 euro del 2017 .

Un costo “imposto” dall’alto (Atersir) per il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti, gestito da HERA in regime di monopolio e di “prorogatio” da 7 anni, con la Convenzione scaduta il 14.3.2011, senza  ancora la prevista gara europea per rispettare nell’affidamento le condizioni di trasparenza, efficienza, economicità, a vantaggio dei cittadini riminesi.

Resta il problema dell’insoluto TARI, previsto di 7 milioni di euro (oltre il 15%), costituito da coloro che non pagano la tassa, (principalmente  gestori di attività stagionali, alberghi, bar, ristoranti, negozi, ecc),  e la scaricano sui contribuenti onesti.

Così, a fronte dell’insoluto TARI, aumentano, tra i costi di gestione del servizio,  il Fondo Svalutazione Crediti da 1.800.000 euro a 2.980.018 euro e il CARC ( Costi di Amministrazione e Recupero Contenzioso) da 717.453 a 1.338.658 .)

In attesa di un Governo e di un Parlamento che approvino uno strumento come il DURT per non consentire le attività economiche che non pagano i Tributi comunali, l’Amministrazione Comunale deve procedere con  l’”accertamento” , la “messa a ruolo della tassa”, le  misure coattive (ingiunzioni, pignoramenti, ipoteche )  per l’incasso della tassa dovuta.

Certamente, non è più tollerabile, ad esempio, che la quasi totalità dei negozi afro-asiatici del Borgo Marina, anche se sottoposti ad accertamento, continuino tranquillamente a  non pagare la TARI e a svolgere tranquillamente la propria attività commerciale.

Sulla base della documentazione appena acquisita e aggiornata, sui 31 negozi  con insoluti TARI  per gli anni 2013, 2014, 2015, 2016, 2017, a seguito dell’ “accertamento” hanno  pagato la TARI solo due negozi e limitatamente per l’anno  2014, senza i versamenti dovuti per gli altri anni.   

Nonostante siano numerosi e costosi i servizi di raccolta e smaltimento  del rifiuto da loro prodotto, superiore alla media della categoria economica di riferimento, classificata per la determinazione della tariffa.  

Per molti mesi dell’anno, tutti i giorni della settimana, passano nel Borgo Marina  il “cammion di Hera per lo svuotamento dei cassonetti ripieni di imballaggi, il cammioncino per la raccolta apposita del cartone  dai negozi, un altro cammioncino per lo svuotamento dei cestelli sui marciapiedi intasati dagli involucri di plastica.

E’ inammissibile che Il Borgo Marina sia ridotto ad una specie di “zona franca”, dove le attività commerciali dei  negozi afroasiatici insediate da 15 anni 20 anni, continuano ad essere “recidive” nel non pagare  la tassa rifiuti.

Non possiamo accettare questa “integrazione di comodo” basata solo sui diritti degli extra comunitari( sanità, scuola, case popolari), senza i doveri, senza rispetto delle regole uguali per tutti, dai negozi degli afro-asiatici ai negozi dei riminesi, sottoposti a numerose e pesanti tasse (Irpef+ addizionali regionali e comunali, IMU, Irap, Tari) al versamento dell’IVA, ai contributi INPS.

 E’ possibile fare pagare la Tari, anche  alle attività degli extra comunitari, ma ci vogliono la volontà e la determinazione della Amministrazione Comunale, per ristabilire la legalità e il principio di equità.                                 

 
 

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